DAL FALSO BIPOLARISMO ALLA FALSA MULTIPOLARITÁ

Il presente è il frutto del passato, un passato che non è come ci hanno raccontato.

Una tale affermazione potrà sembrare banale, tuttavia non lo è affatto. Sono tantissimi coloro che, leggendo i nostri articoli si sono accorti di come la storia, così come la realtà attuale, vengano costantemente distorte.

Ci troviamo di fronte ad un qualcosa che non è diverso da ciò che è accaduto in passato, ma per fortuna, ci sono uomini che hanno smontato in maniera inappuntabile le varie narrazioni mainstream quanto quelle cosiddette contro informative.

Affermare che Russia, Cina e via discorrendo, sono creature satelliti degli Stati Uniti (o meglio, del potere dietro le quinte che governa realmente gli USA come il resto del mondo intero) è davvero un’invenzione? Nei nostri articoli abbiamo dimostrato con fatti e prove che non è così, ma oggi per integrare, faremo una cosa diversa.

Oggi apportiamo un contributo fra i più importanti della storia (vera e non occultata), con allegati i documenti della CIA che potrete reperire direttamente dal portale ufficiale dell’organizzazione stessa. Questo contributo deriva da un gigante della storia di nome Antony Cyril Sutton, ricercatore, saggista, economista e professore di economia alla California State University di Los Angeles e non solo. Sutton, dopo alcune pubblicazioni in cui smontava in maniera eclatante tutte le teorie inerenti il falso bipolarismo (il quale ha fatto da apripista per il falso multipolarismo odierno) venne allontanato dal mondo accademico, perseguitato e minacciato. Ma nonostante tutto questo, egli fino alla fine dei suoi giorni, come altri, non smise mai di avvertire il mondo della cospirazione contro di esso e che oggi è nel suo pieno.

I passaggi menzionati non sono il frutto della fantasia dell’autore, come del resto gli altri menzionati negli altri articoli, bensì una esposizione di fatti e prove concrete che trovano un riscontro inappuntabile. Sutton, infatti, non parla per teoria, ma attraverso i documenti custoditi presso il Dipartimento di Stato e non solo. Abbiamo allegato anche un rapporto della CIA che afferma apertamente tutto ciò che avrete modo di leggere.

I passaggi menzionati sono estratti dall’enciclopedia divisa in tre volumi che attraversa oltre cinquant’anni di storia e di falso bipolarismo intitolata “Western Technology and Soviet Economic Development” al quale poi Sutton, ha fatto seguito con altre pubblicazioni che arrivano fino alla sua scomparsa nel 2002.

Prima di procedere, risulta necessario ricordare, per capire questo passato e naturalmente anche il presente, che i primi due risultati della rivoluzione Bolscevica furono l’istituzione della Gosbank (cioè la Banca centrale russa oggi non più Gosbank, ma la natura in sé è rimasta come tale e per capire cos’è una Banca centrale si rimanda alla lettura del saggio “La Banca, la moneta e l’usura, la costituzione tradita” dell’auritiano ed ex procuratore della repubblica Bruno Tarquini), come hanno documentato Alfredo Bonatesta in “Sinarchia Universale – progetto di un nuovo ordine mondiale”, piuttosto che Gary Allen in “Nessuno Osi chiamarla cospirazione”, piuttosto che altri ancora, e l’installazione delle raffinerie di petrolio della Standard Oil in tutto il territorio russo e oltre. In questo contesto nasce proprio il leitmotiv del “Nazionalizzare per privatizzare”. Questo si può comprendere alla luce dei vari meccanismi che riguardano il concetto di Stato che non è mai stato tale, bensì una mera corporazione privata concepita per fungere da amministrazione del potere del denaro. E credo che oggi se ne vedano i risultati.

Per approfondimenti si rimanda alla lettura dell’articolo sulla Russia e Vladimir Putin.

Il primo passaggio è tratto dal capitolo 11 – Western origins of Petroleum and allied industries – The Turbodrill and Genius development (Origini occidentali del petrolio e delle industrie affini – Lo sviluppo di Turbodrill e Genius).

«Nel campo della perforazione di pozzi petroliferi, il Turbodrill russo era molto diverso dal tipico trapano rotante statunitense. Negli anni ’60 oltre l’80% della perforazione di pozzi petroliferi russi è stata effettuata con il metodo Turbodrill, che utilizza un azionamento idraulico nella parte inferiore del foro in contrasto con la trasmissione meccanica attraverso una serie di tubi d’acciaio utilizzati nel processo rotativo. Sembra, tuttavia, che il metodo non si sia rivelato del tutto soddisfacente: nel ’60 fu raccomandato di riprendere i lavori di sviluppo della perforazione a rotazione, raccomandazione dettata senza dubbio dai problemi di surriscaldamento delle turboperforatrici in quanto le condizioni geologiche richiedevano fori sempre più profondi.»

«Ma la domanda è: chi ha testato queste tecnologie? I Turbodrill russi sono stati testati dagli specialisti della Dresser Industries del Texas (oggi dentro la General Electric), i quali hanno concluso che i trapani non offrivano alcun vantaggio rispetto alle prevalenti tecniche rotative statunitensi. Robert W. Campbell, il cui lavoro sull’economia del Turbodrill è di gran lunga il più esaustivo, ha concluso quanto segue: ‘Non si può negare che il Turbodrill abbia dato un grande contributo al miglioramento delle prestazioni di perforazione russe e la conclusione della nostra critica non è che il Turbodrill sia stato un errore, bensì che il Turbodrill avrebbe potuto fornire un aiuto ancora maggiore per migliorare le prestazioni di perforazione se i progettisti di questa tecnologia avessero sviluppato meglio i criteri meccanici di progettazione. In tutto questo, la cosa interessante e di cui nessuno parla è che la Russia è stata convertita alla tecnica rotativa negli anni ’20 da parte delle più grandi corporations americane del settore.»

«Non deve stupire, se si tiene in considerazione che i primi due risultati della rivoluzione bolscevica furono la creazione di una banca centrale russa e l’implementazione delle raffinerie della Standard Oil of New Jersey dei Rockefeller in territorio russo. La decisione di riconvertirsi al Turbodrill risale agli inizi degli anni ’30 e in misura minore, all’elettrotrapano (usato raramente al di fuori della Russia). Tale scelta, tra l’altro economicamente disastrosa, diede ai russi grossi problemi tecnici di fronte alle crescenti esigenze di trivellazione profonda. La capacità della raffineria è stata ampliata durante la Seconda guerra mondiale con l’assistenza significativa della Lend Lease (Legge degli affitti e prestiti). Dunque, le richieste russe di attrezzature per raffinerie, gestite dal presidente Franklin Delano Roosevelt e Harry Hopkins, includevano impianti di distillazione, cracking e stabilizzazione del greggio; un impianto di olio lubrificante per l’aviazione; un’unità di i benzina ad alto numero di ottani; e impianti di assorbimento di benzina’. Queste strutture furono approvate nel settembre del ’42 e richiesero attrezzature per 42 milioni di dollari più i servizi di 15 ingegneri statunitensi.»

«Diversi rappresentanti russi ispezionarono le dieci raffinerie più avanzate negli Stati Uniti e fu istituito un programma per addestrare ingegneri e operatori russi all’uso e la manutenzione delle attrezzature.’ Il programma iniziò con l’invio di: 5000 macchine industriali e 18 150.000 tonnellate di materiali per costruire cinque nuove raffinerie, due con impianti di cracking catalitico e alchilazione; stock di equipaggiamenti per la produzione di benzina per aviazione a 100 ottani; e successivamente materiali e macchine per la costruzione di altre due raffinerie. Il passaggio alle nuove tecnologie di estrazione si concluse agli inizi degli ’60.»

«Nel 1963, Harold Wilson, il primo ministro britannico, riferì che la Russia voleva acquistare una raffineria di petrolio nel Regno Unito ed era disposta pagare 280 milioni di dollari per l’installazione. Nel 1966 venne stipulato un contratto di affitto per l’utilizzo della struttura ad una società francese, la Société Gexa; non sono stati forniti ulteriori dati tranne che il contratto è stato valutato 13 milioni di dollari. Questa acquisizione diventerà la base per ulteriori costruzioni da parte di paesi occidentali nel settore delle raffinerie russe. Il petrolio russo non è russo, ma occidentale.»

Qui si conclude il primo estratto. Ora, prima di continuare con il secondo, facciamo un integrazione. Chi conosce bene il mondo della finanza e dell’economia sa che proprio in Russia, sono molto diffuse le cosiddette PJSC dette anche Open joint-stock company, ossia Società Operazioni Pubbliche o dette anche Aperte, la cui caratteristica distintiva rispetto a tutte le altre è la facoltà degli azionisti di comprare e vendere azioni senza il permesso di altri azionisti. Un esempio eclatante è proprio la Gazprom.

Ora, sempre chi ha una conoscenza profonda dell’argomento sa perfettamente che in queste società in particolare (ma anche in altre) non serve avere una quota di maggioranza delle azioni per avere potere decisionale. Il ragionamento non è solo comprovato dai fatti, ma viene anche per logica. Ogni azionista è libero di poter negoziare azioni liberamente senza il permesso di altri azionisti, quindi senza alcun vincolo o controllo, senza parlare del fatto che spesso questi cambiano, e va da sé che questi stessi azionisti sono spesso intercambiabili, e accade anche che possano essere membri del governo, i quali però, in tale veste, rappresentano l’interesse privato, non pubblico.

Fra l’altro, proprio grazie a questo stratagemma (e non solo)la percentuale di profitto che effettivamente trae lo Stato è esigua rispetto a quello che riceve l’agglomerato privato. Infatti, come spesso accaduto, da Gary Allen allo stesso Sutton e molti altri ancora lo hanno dimostrato, basta andare a vedere i bilanci. Quelli veri.

Fra l’altro, a proposito di personaggi del governo (presente o passato) che hanno svolto tali doppi ruoli, un esempio eclatante è proprio quello di Herman Gref, politico e banchiere russo, presidente e amministratore delegato della Sberbank, la più grande banca “russa”, il quale, fra l’altro, dal maggio 2000 al settembre 2007 è stato Ministro dell’Economia e del Commercio della Federazione Russa. Non di meno, ha il grado di Consigliere di Stato effettivo della Federazione Russa di 1ª classe, tuttavia, nonostante tutto questo e la sua appartenenza politica putiniana, costui è stato fra i più grandi sostenitori all’adesione della Russia al World Trade Organization ed è un membro del World Economic Forum ma non solo, è membro del Consiglio di fondazione del WEF stesso ed è in alcuni consigli di amministrazione di diverse società.

https://www.weforum.org/people/herman-gref/

Questo è uno delle centinaia di esempi che si potrebbero fare, tuttavia, risulta fondamentale comprendere che lo Stato non è quello che noi crediamo che sia, bensì una corporation privata perchè concepito proprio per questo, cioè per fungere da amministrazione del potere usuraio, quindi vien da sé che unendo i puntini, c’è qualcosa che non torna quando ci viene detto che lo stato russo o chi per esso tragga profitti esorbitanti da certe attività e che stia combattendo contro il mostro occidentale. Non sarà mica il solito gioco delle tre carte? Fortunatamente, ci sono persone che ogni giorno, si stanno svegliando sempre di più, e questo fa molto ben sperare.

Tornando a noi, abbiamo già visto chi c’è dentro gli azionariati delle società petrolifere, energetiche ecc ecc russe, cinesi e via discorrendo, non c’è bisogno di ripeterlo, alla luce dei fatti e delle prove già esposte negli altri articoli e degli ulteriori approfondimenti appena affrontati.

Proseguiamo con il secondo estratto.

«Un altro esempio tra i più significativi di tecnologia originaria degli Stati Uniti e trasferita in Russia riguarda il caso Transfermatic. Questo era inerente alla proposta di vendita da parte degli Stati Uniti alla Russia di due macchine Transfermatic per un valore di 5,5 milioni di dollari. Le unità coinvolte sono macchine Transfer a più stadi per la lavorazione completa di un motore: fresatura, alesatura, brocciatura, perforazione, ecc.»

«Sebbene la posizione iniziale – di facciata – del Dipartimento della Difesa fosse contraria alla concessione della licenza in quanto avrebbe dato un contributo significativo allo sviluppo tecnologico russo, in ultima analisi, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Robert McNamara – Membro del CFR – decise, sulla base della propria conoscenza di tali apparecchiature, che l’applicazione poteva andare avanti. Casi simili decisi all’incirca nello stesso periodo riguardavano le rettificatrici automatiche Bryant dotate di mandrini di rettifica ad alta frequenza e le rettificatrici automatiche per fori da utilizzare nella produzione di motori a combustione interna.»

«Tutti questi casi incarnavano una tecnologia significativamente avanzata rispetto a quella della Russia. Non di meno in questo contesto è il ruolo dell’Europa. Un esempio di trasferimento diretto di tecnologia dall’Europa alla Russia è rappresentato dall’accordo di assistenza tecnica Burmeister & Wain del ’58 per trasferire la tecnologia dei grandi motori diesel marini alla Russia. Così i grandi motori diesel marini prodotti nello stabilimento di Bryansk in Russia sono di design Burmeister & Wain. Anche la tecnologia Burmeister & Wain viene trasferita indirettamente alla Russia, attraverso i paesi comunisti dell’Europa orientale.»

Prima di proseguire con l’estratto, facciamo una un’integrazione. Tutto quello che Sutton sta comprovando trova la conferma, fra l’altro, direttamente sul portale ufficiale della US Naval Institute, la quale, oltre a citare lo stesso Sutton, integra tutto nel minimo dettaglio, arrivando a mettere anche i dati dei registri navali russi. Il portale è raggiungibile a questo indirizzo:

https://www.usni.org/magazines/proceedings/1970/january/western-origins-soviet-marine-diesel-engines

Qualcuno dirà: Alla faccia della Guerra fredda… ma allora che cosa ci hanno raccontato? Per chi ancora ci crede o crede che siano mai esistiti due blocchi, è meglio che si renda conto che tale narrazione è sempre stata solo di facciata, esattamente allo stesso modo con cui oggi si vuole propagandare la (falsa) multipolarità. Ma torniamo all’estratto.

«Ad esempio, i motori diesel marini polacchi si basano in gran parte sui progetti di Sulzer in Svizzera e Burmeister & Wain in Danimarca, entrambe aziende che hanno accordi di licenza tecnica con organizzazioni polacche. Numerosi accordi volti a rafforzare la cooperazione tecnica dei paesi comunisti con i paesi europei – quindi oltre che con gli USA – sono stati stipulati dalla Russia nei decenni degli anni ’30, ‘40,50,’60 fino ad arrivare ad oggi e hanno fornito veicoli per il trasferimento della tecnologia occidentale.»

«Questi, a titolo di esempio, includevano accordi con la Jugoslavia (26 aprile 1955), la Germania dell’Est (26 aprile 1956), la Finlandia (17 luglio 1954), l’Ungheria (28 giugno 1956), il Regno Unito (24 maggio 1960), (1 dicembre, 1960) e (gennaio 1961). L’articolo I di tali trattati è esemplificato dall’accordo russo-jugoslavo del ’55 che così recita:

“Il Governo della Repubblica Federale Popolare di Jugoslavia e il Governo dell’URSS si adopereranno per sviluppare la cooperazione scientifica e tecnica tra i due Paesi mediante lo scambio dell’esperienza e delle realizzazioni tecniche dei due Stati contraenti nell’industria, nell’estrazione mineraria, edilizia, trasporti, agricoltura e altri settori dell’attività economica, nell’interesse di ciascuno Stato contraente.”

L’articolo II specifica le modalità con cui il trasferimento deve essere effettuato cioè: “attraverso la “reciproca comunicazione di documentazione tecnica e lo scambio di informazioni pertinenti, incluse licenze, in conformità con le disposizioni vigenti in ciascuno degli Stati contraenti.”

L’accordo di base è stato stabilito con la creazione del COMECON (Consiglio per la mutua assistenza economica), per mano dei grandi banchieri internazionali ai vertici di Wall Street i quali avevano già enormi interessi nei paesi comunisti loro colonie fin dai tempi della rivoluzione bolscevica. Scopo del COMECON era lo scambio di “esperienze” economiche, l’estensione dell’assistenza tecnica e in generale la fornitura di: mutua assistenza economica tra paesi comunisti; prevedeva anche gli accordi bilaterali di assistenza tecnica, detti anche accordi di specializzazione, tra paesi comunisti.»

«Quindi, questi accordi fornivano la struttura organizzativa per il trasferimento della tecnologia occidentale in via indiretta (e quindi oltre che diretta) alla Russia dall’Europa orientale. Gli accordi di specializzazione stipulati sotto il COMECON e i conseguenti accordi bilaterali (come riportato dal Dipartimento di Stato) sono sorprendenti in quanto, ad eccezione delle materie prime agricole e delle materie prime che costituiscono la maggior parte delle esportazioni russe, le specializzazioni elencate per la produzione e lo sviluppo della Russia sono tutte legate ai settori come quello militare, energetico, industriale, informatico e via via tutti gli altri. Nondimeno fu l’integrazione del COMECON con gli apparati occidentali che facilitò ancora di più le operazioni di trasferimento dagli Stati Uniti e dal mondo occidentale in generale verso la Russia non soltanto di quanto esposto, ma anche di incredibili flussi di denaro e investimenti da parte dell’alta finanza monopolista che tutt’ora governa la Russia dietro le quinte.»

E anche il secondo estratto è andato. Se oggi Gary Allen fosse vivo, con la sua inconfondibile ironia direbbe:

«From Past to Present.»

A questo indirizzo, tanto per dare un’idea delle centinaia che si potrebbero dare del fatto che il presente è il frutto di questo passato non raccontato:

Lo steso vale come abbiamo visto negli altri articoli per i BRICS e tutto il resto. Prima di arrivare alla conclusione, dobbiamo allegare ancora una cosa.

Quello che state vedendo è un documento declassificato vero. Lo trovate integralmente in formato PDF sul portale della CIA e del FOIA. A questo indirizzo:

https://www.cia.gov/readingroom/document/cia-rdp85t00176r000900010003-4

Ne ho tradotto gran parte e penso che sia utile integrare quanto esposto sino adesso con un estratto del documento. Ripeto, quello che leggerete ora sono le parole della CIA.

«L’a Russia non aveva tecnologia o attrezzature per fabbricare i circuiti stampati necessari per la produzione di computer. Apparentemente la tecnologia fu acquistata dalla Francia, e gli Stati Uniti e la Gran Bretagna fornirono le attrezzature necessarie: incisori, presse laminatrici e foratrici a controllo numerico. L’URSS ha anche importato computer statunitensi e britannici per i quali non esistevano controparti russe. La tecnologia viene importata per aggiornare quella russa esistente a livelli all’avanguardia. Piuttosto che installare una tecnologia di fonderia domestica obsoleta nello stabilimento di Kama, ad esempio, la Russia ha importato dagli Stati Uniti il progetto e le attrezzature per una fonderia automatizzata moderna. Allo stesso modo, la tecnologia di produzione di motori russi è stata scartata a favore di attrezzature statunitensi moderne e specializzate che consentono una produzione di massa di motori diesel per autocarri pesanti. Sebbene l’industria chimica sovietica abbia già beneficiato delle importazioni di tecnologia occidentale negli anni. Nel ’73 la Russia ha importato un impianto di acido acetico statunitense che utilizza un processo precedentemente non disponibile in Russia. La tecnologia occidentale avanzata viene importata costantemente per soppiantare le apparecchiature di fabbricazione russa che non soddisfano i requisiti di qualità o affidabilità. Rientrano in questa categoria le importazioni di oscilloscopi e apparecchiature per la registrazione di videocassette, così come importanti tipi di apparecchiature per giacimenti petroliferi e oleodotti. La tecnologia importata per la fabbricazione di prodotti chimici ha permesso alla Russia di migliorare la qualità di prodotti intermedi per fibre sintetiche e materie plastiche. Infine, la tecnologia viene importata per espandere la capacità esistente per rimediare alle carenze e potenziare il paese. Molte apparecchiature e tecnologie chimiche vengono ora importate per questo motivo. L’URSS sta anche tentando di ottenere impianti e attrezzature statunitensi per produrre maggiori quantità di prodotti intermedi per la plastica, fertilizzanti e fibre sintetiche. Mentre questi prodotti sono già fabbricati in serie e alcuni sono di qualità adeguata in URSS, sono necessarie quantità aggiuntive per soddisfare tutti i requisiti. Altri esempi di questo tipo di importazione sono le unità francesi di trattamento del gas acquistate per integrare le apparecchiature russe e i centri di riproduzione digitale per localizzare i depositi di petrolio e di gas. La Russia sta lavorando all’installazione di ulteriori linee di produzione nello stabilimento automobilistico di Togliattigrad.»

Non basta? Spingiamoci oltre.

«La dottrina “dell’accerchiamento capitalista” fu eliminata come ostacolo principale all’espansione del commercio con l’Occidente sotto Krusciov in seguito al 20° Congresso del Partito nel ’56. Ufficialmente, il commercio con l’Occidente doveva essere condotto sotto traccia, con l’obiettivo di tenersi al passo con la tecnologia occidentale, per superare e sorpassare il Occidente stesso, cioè importare o altrimenti ottenere tecnologia e attrezzature occidentali per migliorare l’economia russa. Verso la fine degli anni Cinquanta, Krusciov riconobbe che gli obiettivi del piano di autosufficienza non potevano essere raggiunti senza l’aiuto occidentale, e l’aumento del commercio con l’Occidente avrebbe dato alla Russia l’opportunità di realizzare più rapidamente il suo programma, nonostante l’affermazione di Krusciov secondo cui la realizzazione avrebbe potuto essere raggiunta “attraverso i i loro sforzi. A partire dagli inizi degli anni ’50 circa si è verificata una crescita più o meno costante del commercio con l’Occidente. Le importazioni si sono concentrate principalmente su macchinari e attrezzature e importanti importazioni di grano che hanno portato a grandi aumenti degli scambi commerciali. Ma il commercio russo con l’Occidente è cresciuto più rapidamente di quello con i paesi comunisti, e negli ultimi anni la Russia ha contato sull’Occidente per circa più di un quarto delle sue importazioni. Quindi, questo commercio piuttosto significativo è diventata una caratteristica permanente. L’atmosfera di distensione ha creato l’impressione che i recenti aumenti nel commercio sono un fenomeno nuovo. Cosa c’è di nuovo nell’attuale politica di importazione? La tecnologia occidentale è rappresentata dall’entità delle importazioni e dalla quota maggiore che viene acquistata negli Stati Uniti. Le importazioni di tecnologie, macchinari e attrezzature dall’Occidente furono circa oltre 1 miliardo di dollari all’anno già nel ’71 e nel ’72 e raggiungeranno quota 52 miliardi circa nel ’75. Supponendo l’esistenza di sufficienti risorse russe, tali importazioni potrebbero raggiungere oltre i 5 miliardi di dollari ogni anno entro la fine del decennio.»

Bene, credo che per ora possa bastare, il documento è lungo cinquanta pagine e potete visionarlo voi stessi anche se in lingua inglese. Siamo giunti alla conclusione. Oltre a i collegamenti fatti nell’articolo, ora vi chiedo una gentilezza cari lettori. Alla luce di quanto siete venuti a conoscenza in queste righe, provate a rileggere i nostri articoli sulla Russia e Vladimir Putin, sui BRICS, quello intitolato Banksters e l’ultimo nel quale abbiamo pubblicato l’ennesimo documento ufficiale della Banca centrale russa che parla di Decarbonizzazione, quote di CO2 effettuate su stime stilate in dollari (sì tutte in dollari)e molto altro. E alla fine, riflettete attentamente, facendo un raffronto sulle narrazioni che il Mainstream e la cosiddetta controinformazione sta portando avanti. Il falso bipolarismo è stato l’anticamera della falsa multipolarità odierna, e su questo i fatti parlano chiaro, al di là di come ci vengono vendute certe narrazioni frutto di mere congetture che sposano ideologie, movimenti o altro. Del resto, Kissinger lo aveva detto:

«L’ Agenda deve essere venduta ai popoli nel miglior modo possibile in maniera tale che possano accettarla.»

E quale miglior modo di farla accettare secondo un ormai vecchio e antico schema ben consolidato? La dialettica Hegeliana. Con il falso mito del bipolarismo era:

  • Tesi: URSS, cortina di ferro, blocco orientale il mostro da abbattere;
  • Antitesi: Occidente liberale e democratico;
  • Sintesi: Ordine del Globalismo.

Con il falso mito della multipolarità, cambia solo la posizione delle pedine:

  • Tesi: Occidente malvagio da abbattere;
  • Antitesi: Russia e blocco orientale “indipendente” e in contrapposizione – BRICS;
  • Sintesi: Nuovo Ordine Mondiale UnipolareMondialismo.

Il divide et impera è prodromico alla nascita del consenso verso il nuovo che avanza. Sono le guerre orizzontali dal basso che costruiscono l’assenso verso ciò che i lorsignori usurai intendono raggiungere. Senza questo eterno dualismo, il potere non potrebbe mai avanzare di un solo passo.

Abbiamo visto nell’articolo sui BRICS e anche oggi cosa questo abbia significato e cosa stia comportando ora.

Non è un caso che paesi come la Russia, la Cina, il Brasile ecc. (BRICS) siano oggi allo stadio più avanzato su tutti i fronti dell’Agenda, dal controllo sociale alla digitalizzazione e a tutto il resto. Leggete gli accordi di Bali che abbiamo riportato più volte. I fatti parlano. Chi ha fornito loro le tecnologie, i finanziamenti, le strutture, i piani e tutto il resto? E perchè l’Occidente si deve mettere in condizione di abbracciare questi modelli? La risposta è davanti ai nostri occhi.

Se poi, infine, come ultima aggiunta, anche se ne abbiamo parlato molte volte e lo abbiamo provato, non fosse abbastanza chiaro che, come la storia vera insegna e come il grande Giacinto Auriti ebbe a dire, le guerre si programmano, si vuole agevolare il pubblico con una riflessione molto semplice:

Cambiano i burattini, non i burattinai.

Di seguito l’indice agli altri nostri articoli menzionati poc’anzi e l’indice delle note estrapolate dall’enciclopedia di Sutton inerenti gli estratti esposti. Mi spiace non essere riuscito a numerarle nel testo, ma tuttavia potete verificare voi stessi sul portale Internet Archive in cui è custodita copia digitale in lingua madre dell’enciclopedia.

Link agli altri nostri articoli:

Indice delle note

  • 1 – M.J.Ruggles and A. Kramish, The Soviet Union and the Alom: The Early Years (Santa Monica: RAND Corp.. 1956), Report no. RM-1711. Arnold Kramish has also published Atomic Energy in the Soviet Union (Stanford, 1959); this is in great part a reproduction of the material in RAND report no. RM-1711 and companion studies;
  • 2 –  U.S. Congress, Joint Committee on Atomic Energy, Soviet Atomic Espionage, 82d Congress. 1st session. April 1951; and The Report of the Royal Commission to Investigate the Facts Relating to and the Circumstances Surrounding the Communication, by Public Officials and Other Persons in Positions of Trust, of Secret and Confidential Information to Agents of a Foreign Power: June 27, 1946 (Ottawa, 1946);
  • 3 – A. Kramish, The Soviet Union and the Atom: The “Secret” Phase (Santa Monica: RAND Corp., 1957) Report no. RM-1896, p. 17 fn;
  • 4 – U.S. Senate. Nuclear Scientist Defects to United States. Subcommittee to Investigate the Administration of the Internal Security Act and Other Internal Security Laws of the Committee on the Judiciary, 89th Congress, 1st session (Washington, 1964);
  • 5 – U.S. Atomic Energy Commission, Memorandum on the State of Knowledge in Nuclear Science Reached by the Germans in 1945. by A. M. Weinberg and L. W. Nordheim (Oak Ridge. Tenn: Technical Information Service, November 8, 1945), German Series no. G-371;
  • 6 – Weinberg and Nordheim pointed out their limited access to German reports, but were able to establish these major propositions;
  • 7 – AEC Memorandum, op. cit. n. 5. p. 3;
  • 8 – David Irving. The Virus House (London: William Kimber, 1967). pp. 193-95; p. 194 has a photograph of p. 1 of the 1944 German Army report on initial work on an H-bomb. The full report is probably at Oak Ridge, Tennessee. AEC Memorandum, op. cit. n. 5. p. 3.
  • 9 – Leslie R. Groves, Now It Can Be Told (New York: Harper and Row, 1962), p. 141.
  • 10 – U.S. Congress, Joint Committee on Atomic Energy, Soviet Atomic Espionage, 82d Congress. 1st session, April 1951 (Washington, 1951).
  • 11 – Letter, Cohen to Joint Committee on Atomic Energy, in ibid., p. 23. Fuchs also was working on uranium hexafluoride and the control problems of gaseous diffusion plants.
  • 12 – Ibid. May p. 2, Pontecorvo p. 2. See also p. 242 below.
  • 13 – Ibid., p. 2.
  • 14 – Ibid., p. 1.
  • 15 – Ibid., p. 3.
  • 16 – For the status of the German atomic energy projects in 1945 and also for a measure of the technology and facilities removed to the Soviet Union, see the G Series of reports at the Atomic Energy Commission, Oak Ridge, Tennessee. Sume 394 reports are listed in Atomic Energy Commission TID-3030, German Reports an Atomic Energy. See also BIOS Final Report 675. Production of Thorium and Uranium in Germany.
  • 17 – For example, see G. A. Modelski, Atomic Energy in the Communist Bloc, (Melbourne, 1959). p. 36. Modelski concludes: “… the Russians may have picked up some useful material and information, as well as some trained men, but the sum total cannot have been very large. German research had not progressed very far during the war and by 1944, far from having a pile working. German scientists merely envisaged the possibility that one might be made to work.”
  • 18 – See Irving, op. cit. n. 8; also see S. Goodsmit. ALSOS (New York: Schuman, 1947).
  • 19 – Irving, op. cit. n. 8. pp. 75-76.
  • 20 – Ipid P. 263.
  • 21 – Ibid., pp. 157
  • 22 – Ibid., p. 264.
  • 23 – Ibid., p. 263. Irving also lists about a dozen other Germans, key members of the German atomic energy project, who went to the Soviet Union.
  • 24 – See Dr. Barwich testimony to U.S. Senate. Nuclear Scientist Defects… op. cit. n. 4. DD. 10 et seq.
  • 25 – See ibid. for usefulness of U.S. reports to German work in the U.S.S.R. Also see U.S. Senate. Committee on the Judiciary, Scope of Soviet Activity in the United States, Hearings Before the Subcommittee to Investigate the Administration of the Internal Security Act and other Internal Security Laws, 84th Congress, 2d session, (Washington, 1956), pt. 21.
  • 26 – U.S. Senate, Special Committee on Atomic Energy, Hearings Pursuant to S. Res. 179, Creating a Special Commission and Investigating Problems Related to the Development, Use and Control of Atomic Energy. 79th Congress. 1st session. November and December 1945 (Washington. 1946). pts. 1-3: idib.. 2d session. January and February 1946 (Washington, 1946), pts. 4,
  • 27 – 5. 2 Ibid. pts. 1-3. p. 67.
  • 28 – Ibid., p. 69.
  • 29 – Allan Moorehead, The Traitors. (London: Hamish Hamilton, 1952). p. 141.
  • 30 – Ibid.
  • 31 – U.S. Congress, Soviet Atomic Espionage, op. cit. n. 1, pp. 184-92. 3
  • 32 – Kramish, RAND Report RM-1896, op. cit. n. 3., p. 63.
  • 33 – U.S. House of Representatives. Committee on Un-American Activities. Hearings Regarding Shipment of Atomic Materials to the Soviet Union. 81st Congress, 1st and 2d sessions, December
  • 1949-March 1950 (Washington, 1950). p. 940.
  • 34 – Ibid., p. 942.
  • 35 – 1 Ibid., p. 1044.
  • 36 – Ibid. D. 969.
  • 37 – Irving, The Virus House, p. 250, says the plant was bombed “and completely destroyed.” Reference to the U.S. Strategic Bombing Surveys suggests that few of these “completely destroyed” plants were in fact put out of action for long. Reference to the bombing records. would determine the state of the plant as occupied by the Soviet forces.
  • 38 – See Nikolai Grishin. “The Saxony Uranium Mining Operation (Vismut)” in Robert Slusser. ed.. Soviet Economic Policy in Postwar Germany (New York: Research Program on the U.S.S.R. 1953). p. 127. This is an excellent description of the Soviet uranium mining operations in Saxony as of 1950.
  • 39 – The Secret Mines of Russia’s Germany.” Life. XXIX, 13 (September 25, 1950). 83.
  • 40 – ibid.
  • 41 – Kramish, RAND Report RM-1896, op. cit. n 3, p. 64.
  • 42 – Ibid., p. 65. “For a brief description see G. Ostroumov, Pervaia v mire (Moscow, 1956).
  • 43 – “For a brief description see G. Ostroumov, Pervaia v mire (Moscow, 1956).
  • 44 – Pravda, November 14, 1969. Business Week, June 14, 1969.
  • 45 – Business Week, June 14, 1969.
  • 46 – Ward C. Sangren, Digital Computers and Nuclear Reactor Calculations (New York: John Wiley & Sons, 1960), p. 3.
  • 47 – Ibid., p. 10. See p. 318 below.
  • 48 – See p. 318 below.
  • 49 – so Further evidence for the 1950s is in Medford Evans, The Secret War for the A-Bomb (Chicago Henry Regnery Company, 1953)
  • 50 – Atomic Energy in the Soviet Union, Trip Report of the U.S. Atomic Energy Delegation, May 1963 (Oak Ridge, Tenn.: AEC Division of Technical Information, n.d.), p. 25. 32
  • 51 – Ibid., p. 7.
  • 52 – Ibid., pp. 54-55. Concerning the preinjector for the 70-BeV machine, the delegation observed: “This was perhaps the most interesting and surprising piece of equipment of the tour.”
  • 53 – Ibid., p. 65.
  • 54 – CERN Courier (Geneva). V 276 di 513 Weisskopf was among the small group of physicists who in 1939 maste the histone and volontury agreement to restrict publication of information concerning nuclear developments. At present (1969) Weisskopf is chairman of the High-Energy Physics Advisory Panel of the Atomic Energy Commission.
  • 55 – CERN Courier. VII. 7 (July 1967), 23. at
  • 56 – Ibid. p. 122.
  • 57 Ibid. p.123
  • 58 – K Atomic Energy in the Soviet Union, op. cit. n. 51. p. 77.
  • 59 – “The existence of the Serpukhov machine also gave U.S. scientists a useful means to pro-Congress into appropriating $250 million for the 200-GeV unit under construction at Wesinn Illinois. in 1970.
  • 60 – CERN Courier. VII. 7 t 1968). 136-57.
  • 61 – This chapter is restricted by the limited open data available on most aspects of atomic energy It should be viewed as title more than a preliminary to the study of the transfer of Wester sistance in the Soviet clear program.

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