
Il clima ormai è diventato argomento di discussione di tutti i giorni. Che ci sia qualcosa di anomalo è sotto gli occhi di tutti, basta dare uno sguardo al cielo per capirlo, il problema è tutto il resto che sta alle spalle di ciò che ai più può apparire come normale, quando non lo è affatto. Come molte altre tematiche, anche il clima ha un lato oscuro, di cui non tutti sono a conoscenza e sicuramente, come molte altri argomenti di questo genere, rimane fonte di scetticismo per chi non ha mai preso in considerazione il fatto che tutto ciò che conosciamo non sia esattamente per come lo vediamo e che quasi nulla di ciò che ci è stato insegnato sia conforme alla verità. Scopo di questo articolo è analizzare a fondo la storia e le modalità del controllo climatico, il quale rappresenta una vera e propria arma di dominio.
Gli inizi
Se si dovesse indicare un punto di partenza dei primi tentativi scientifici di successo del controllo del clima, si potrebbe dire che questi abbiano avuto inizio intorno alla seconda metà degli anni ’40, tuttavia non sarebbe corretto. James Pollard Espy, un meteorologo che era un consigliere ufficiale sul clima del Congresso americano, fautore della teoria della “Convenzione dei temporali, già nel 1850 asseriva che il fatto di accendere fuochi sotto cumuli di nuvole causasse la pioggia. Nello specifico, Epsy, come lasciava già intendere nel suo libro “The Philosophy of Storms”, suggeriva di dare fuoco ai monti Appalachi per stimolare le piogge. Curioso come lo stesso “approccio”, fu poi adottato dalla Russia a partire dal 1948 e proseguito poi negli anni ’60 e ’70, seguendo la tradizione del “Grande piano per la trasformazione della natura” di Josef Stalin per aumentare la produzione agricola e “Sconfiggere la siccità”; in particolare, i climatologi russi proposero una serie di strategie per “migliorare” il clima del paese, anche facendo esplodere bombe all’idrogeno e perforazioni nello strato di ozono. Per chi non lo avesse mai letto, troverà il link dove trovarlo e relativi testi in fondo nella bibliografia, fra cui il saggio di Olšáková, Doubravka intitolato “In the Name of the Great Work: Stalin’s Plan for the Transformation of Nature and its Impact in Eastern Europe” – “Nel nome della grande opera: il piano di Stalin per la trasformazione della natura e il suo impatto nell’Europa orientale”, in cui si afferma che:
«Nell’ottobre del ’48 il Partito Comunista dell’URSS passò all’unanimità il Piano Stalin per la trasformazione della natura. Secondo la propaganda dell’epoca, la natura stessa sarebbe soggetta ai dettami del partito. Non esisterebbero più siccità, venti caldi e secchi, carenze energetiche. Lo sosteneva la stessa propaganda, i fiumi principali sarebbero stati trasformati in macchine, con bacini idrici a gradini e centrali idroelettriche. Invece di scorrere “inutilmente” a valle, l’acqua servirebbe tutto l’anno alla produzione di energia, irrigazione, approvvigionamento comunale e processi industriali; si potrebbero costruire un totale di 45.000 bacini artificiali. I forestali approvarono audacemente il compito di piantare 70.000 chilometri di cinture di protezione forestale: da 30 a 100 metri di profondità: per proteggere i terreni agricoli dai venti e mantenere l’umidità.»
«Il Piano Stalin per la Trasformazione della Natura combinava idee prerivoluzionarie con glorificazioni dell’economia socialista nel
’30. In Uomini e montagne (’35), Maxim Gorky ha descritto molti progetti risalenti a qualsiasi epoca iniziale e la determinazione dei sovietici a rimodellare la natura— le sue foreste, i suoi fiumi, i suoi deserti per trasformare la natura in uno strumento dell’economia socialista in mano allo Stato.»
Direi piuttosto esaustivo e attuale, no? Dalle cosiddette cinture di protezione (per limitare l’uomo e spogliarlo della proprietà privata) con la scusa della difesa della natura (della quale ai lorsignori non frega nulla) al concetto di natura come strumento in mano ad un organo che altro non è che l’amministrazione del potere usuraio, si potrebbe dire che tutto cambia affinché nulla cambi, dato che questo piano corrisponde esattamente a quanto stiamo vivendo ora, specie se si pensa al Progetto Wildlands e ad altri annessi e connessi, di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato.


Tornando a noi, il Congresso non elargì mai fondi per testare la teoria di Espy, ma stanziò circa 9.000 dollari nel 1891 per testare una proposta che viene menzionata nel saggio di Edward Powers intitolato “War and Weather”:
«La teoria secondo cui gli spari causavano la pioggia, fu testata senza risultati chiari dalla divisione forestale del Dipartimento dell’Agricoltura in cinque esperimenti che ebbero luogo vicino a Midland, in Texas, tra il 1891 e il 1893, anno in cui il dipartimento smise di finanziare il progetto.»
Successivamente, Carroll Livingston Riker, un ingegnere di New York City, scrisse un saggio nel 1912, intitolato “Power and Control of the Gulf Stream”, in cui proponeva di:
«Costruire un molo di 200 miglia al largo della costa di Terranova per cercare di deviare la corrente del Golfo.»
Riker asserì che il molo avrebbe potuto deviare la forza moderatrice della corrente, provocando la scomparsa della nebbia in gran parte del Nord Atlantico. Successivamente, Carroll Livingston Riker, un ingegnere di New York City, scrisse un saggio nel 1912, intitolato “Power and Control of the Gulf Stream”, in cui proponeva di costruire un molo di 200 miglia al largo della costa di Terranova per cercare di deviare la corrente del Golfo. Riker disse che il molo avrebbe potuto deviare la forza moderatrice della corrente, provocando la scomparsa della nebbia in gran parte del Nord Atlantico.

Riker in questo libro, asserisce che:
«La deviazione avrebbe causato anche lo scioglimento di gran parte del ghiaccio artico e il riscaldamento del clima globale.»
Suona familiare. Dunque già all’epoca, si paventava uno scioglimento dei ghiacci in maniera distante da come la propaganda lo propone. Si parla di uno scioglimento provocato e non naturale. Nel 1913, sempre il Congresso prese in considerazione un disegno di legge per autorizzare lo stanziamento di 100.000 dollari per il molo di Riker, ma non fu mai votato. Tuttavia, successivamente, nel 1916, un imprenditore di nome Charles Warren Hatfield (uno dei tanti che millantava di poter controllare il clima), venne chiamato a San Diego, in California, per porre fine alla siccità che tediava il territorio da diverso tempo. Curioso come la siccità divenga nel tempo sempre più una falsa emergenza per arrivare ad altro.
Con la promessa di un compenso pari a 1.000 dollari per ogni centimetro di pioggia caduta, Hatfield si mise al lavoro, e costruì un apparato per la produzione della pioggia che consisteva in una piattaforma alta 25 piedi su cui poggiava una macchina che emetteva fumi chimici nell’aria. In un articolo apparso all’epoca sul San Diego Sun si sottolineava che:
«Sottovento rispetto al suo apparato, 20 pollici (50 centimetri) di pioggia caddero nel paese vicino spazzando via una diga, causando un’alluvione che uccise diciassette persone e provocò danni per milioni di dollari.»
Hatfield fuggì dalla città e non fu mai condannato per ciò che aveva commesso.
Il dottor Emory Leon Chaffee, professore di fisica ad Harvard, era un uomo fortemente convinto dei propri mezzi e credeva di poter far sì che le nuvole producessero pioggia trattandole con sabbia caricata elettricamente.

Siamo nel 1924, precisamente in agosto, vicino ad Aberdeen, dove il dottor Chaffee volò su un aereo appositamente attrezzato e irrorò il cielo di sabbia a 5.000 e 10.000 piedi di altezza. In effetti, si verificò un temporale, il dottor Chaffee considerò quindi i suoi esperimenti riusciti, tuttavia la pioggia, secondo i meteorologi, non fu il risultato della semina della sabbia.
Henry G. Houghton del Massachusetts Institute of Technology, negli anni ’30 condusse degli esperimenti irrorando il cielo di sale e altre soluzioni capaci di assorbire l’acqua (incluso il cloruro di calcio) vicino a Round Hill, in Virginia. Il risultato fu l’eliminazione di grossi banchi di nebbia.

Nonostante quanto fin qui esposto, il più grande passo avanti nella ricerca sulle modificazioni meteorologiche avvenne il 13 novembre del 1946, quando Vincent J. Schaefer, un ricercatore impiegato dalla General Electric Co., (Rockefeller) noleggiò un aereo e fece cadere 1,5 Kg di di ghiaccio secco a est di Schenectady, nello stato di New York. Il ghiaccio secco, lanciato al di sotto di un grosso banco di nuvole, provocò la conversione di alcune gocce d’acqua delle nuvole stesse in cristalli di ghiaccio, creando la pioggia.


Questa è stata la prima volta in cui avvenne una vera e propria inseminazione artificiale delle nuvole la cui temperatura era sotto lo zero. Schaefer aveva lavorato per tre anni alla ricerca sulla fisica delle nuvole alle dirette dipendenze del celebre fisico Irving Langmuir, che aveva vinto il premio Nobel per la chimica nel 1932.

Poco dopo l’esperimento di Schaefer, Bernard Vonnegut, chimico fisico e meteorologo fratello maggiore del romanziere Kurt Vonnegut, simulò le condizioni delle nuvole in un laboratorio ottenendo risultati simili a quelli di Schaefer. Vonnegut però, a differenza di Schaefer, ottenne cristalli di ghiaccio utilizzando polvere di ioduro d’argento.

Il primo studio su larga scala sulle modifiche meteorologiche e quindi sulla possibilità di controllare il clima (sponsorizzato dal governo federale), iniziò esattamente poco dopo le scoperte degli scienziati della General Electric. Il progetto in questione si chiama Cirrus, il quale durò dal 1947 al 1952. Gli attori in campo furono la Army Signal Corps e la Office of Naval Research.


Lo studio consisteva nella sperimentazione di semina delle nuvole utilizzando aerei dell’Air Force. Nel saggio intitolato “Fixing the Sky: The Checkered History of Weather and Climate Control” di James Fleming, l’autore scrive che:
«La US Weather Bureau agì come consulente. Gli aerei del progetto Cirrus seminarono le nuvole con ghiaccio secco e ioduro d’argento nel New Mexico.»
Analisi dei progetti successivi: Progetto Cumulus
Correva l’anno 1952 quando una violentissima alluvione devastò il villaggio inglese di Lynmouth: ventiquattro centimetri di pioggia in ventiquattro ore, ossia un centimetro per ogni ora trascorsa. Quando il maltempo terminò la sua corsa, il risultato finale di questo fenomeno devastante fu di 34 morti, 420 sfollati, più di 100 edifici andati in pezzi.



Se qualcuno volesse approfondire l’argomento, può visitare questo portale e leggere la storia completa a questo indirizzo:
https://visitlyntonandlynmouth.com/history-heritage/the-1952-lynmouth-flood-disaster/
Esistono anche dei filmati, il link YouTube per la visione a questo indirizzo:
Siamo agli inizi degli anni ’50, ovvero quel periodo in cui anche il governo inglese, di concerto con l’Aeronautica militare, aveva avviato il progetto Cumulus, il quale mirava all’inseminazione delle nubi con lo scopo di provocare delle piogge artificiali. Ovviamente, neanche a dirlo, il tutto per arrivare al controllo del clima. Perché? Se controlli il clima, hai il pieno potere sulla vita. Se si riesce a decidere quando deve piovere, quando deve nevicare, quando deve esserci il sole, si può decidere anche quando distruggere i raccolti, provocare un alluvione e magari creare quelle condizioni utili per dar vita ad una battaglia contro il cambiamento climatico al fine di attuare tutte quelle “meravigliose” politiche restrittive in funzione di un falso problema provocato artificialmente, ma che spiana la strada agli step dell’Agenda che la maggior parte delle persone trova nobili, quando in realtà gli obiettivi sono più prosaici.
Il Progetto Cumulus aveva quindi l’obiettivo di sperimentare il controllo del clima. Proponiamo diversi filmati che approfondiscono l’argomento, a cominciare quanto abbiam menzionato prima, quindi un mini documentario sull’Operazione di modificazione del tempo Cumulus Lynmouth 1952 Inondazioni – Semina militare delle nuvole della RAF del Regno Unito. La fonte è reperibile all’indirizzo nella didascalia del video.
In più, si allega un estratto del documentario originale della BBC. L’indirizzo è nella didascalia.
Dunque, molte persone segnalarono la presenza di aerei militari nei giorni precedenti l’accaduto. Le testimonianze sono state raccolte in una serie di dichiarazioni e interviste in cui si afferma che gli aerei sorvolarono a più riprese l’area di Lynmouth.
Progetto Popeye
Nel settembre del 1966 prese vita un progetto americano mantenuto segreto per lungo tempo di modifica delle condizioni meteorologiche con lo scopo di farne una sorta di programma pilota per estendere la stagione dei monsoni nel sud-est asiatico. Da segnalare che dietro le quinte dell’operazione, tra le forze vi era anche la CIA, all’epoca capitanata da Richard Helms (membro del CFR come il presidente degli Stati Uniti Johnson).

Siamo nel periodo della “guerra” del Vietnam, e tale programma era finalizzato ad aumentare le normali precipitazioni per creare frane, eliminare gli attraversamenti dei fiumi e mantenere le condizioni del suolo più fragili oltre la normale stagione delle piogge. Lo sfondo politico diventa cruciale per comprendere come l’esperimento ebbe inizio. Nello specifico, parliamo del periodo in cui vi fu l’insurrezione comunista dei Viet Minh e il conseguente assedio della fortezza francese di Diem Bien Phu, dove l’esercito francese, il quale sapeva degli esperimenti inglesi e americani pregressi sul controllo climatico, chiese aiuto ad uno dei suoi più titolati meteorologi in circolazione, ovvero il colonello Robert Louis Jean Genty. Costui condusse una serie di voli di prova per la semina delle nuvole utilizzando lo ioduro d’argento miscelato con del carbone attivo, il quale veniva poi rilasciato con il paracadute nelle nubi da un aereo da trasporto cargo modificato dell’Aeronautica francese, il Sub-Quest SO-30P Bretagne. I risultati furono sbalorditivi.




Il primo volo che doveva essere solo di tipo sperimentale, per cui nessuno aveva riposto grandi speranze su un suo possibile successo, provocò un temporale devastante e una grandinata sopra ad un’area di circa 25 miglia vicino a Diem Bien Phu. La durata del disastro si stima fosse intorno alle due ore. Questo non bastò a fermare l’insurrezione, anche perché l’operazione era comunque ancora in fase di sperimentazione, non vi era quindi una strategia bellica alle spalle del progetto, ma nonostante questo, il fenomeno atmosferico artificialmente creato provocò non pochi disagi, trasformando strade e sentieri in pantani, riducendo pertanto le linee di rifornimento nemiche ad un colabrodo. Sempre nel saggio citato prima, intitolato “Fixing the Sky: The Checkered History of Weather and Climate Control” di James Fleming, l’autore sottolinea come le operazioni comprendessero l’utilizzo di diversi mezzi aerei dell’Aeronautica e del Corpo dei Marines degli Stati Uniti con l’obiettivo, tra l’altro, di seminare le nubi nel Laos. Nello specifico l’USAF fornì due aeromobili C-130A per il trasporto di truppe pilotati dalla squadra del 54° Weather Reconnaissance, mentre la squadra VMFA-115 del Corpo dei Marines degli Stati Uniti fornì tre jet F-4B Phantom. Questi ultimi, sottolinea Fleming, furono gli aerei principali per la semina. Per il progetto, gli F-4B venero dotati di una versione modificata del sistema di foto flash a ioduro d’argento dell’A-6, quello che all’epoca era conosciuto come “Wimpy”, proprio per richiamare il celebre cartone animato Popeye. Nel saggio intitolato “Climatic Media: Transpacific Experiments in Atmospheric Control” di Yuriko Furuhata, l’autore sottolinea che il sistema Wimpy, sviluppato da China Lake, si basava su una cartuccia fotografica flash in alluminio da 40 mm utilizzata nel progetto Stormfury (progetto rivolto ad indebolire i cicloni tropicali inseminando le nuvole con ioduro d’argento).
Prima di proseguire con la lettura, proponiamo la visione di un’estratto di un filmato inerente tale operazione. Il link per la visione integrale del filmato è nella didascalia.
Progetto Gromet
Un passo avanti venne compiuto nel 1967, quando a Nuova Delhi, atterrò un aereo militare che trasportava con sé niente meno che lo scienziato Pierre Saint-Amand. Costui (membro del Rotary Club di China Lake, ma che strano) era laureato in ingegneria elettrica presso l’Università dell’Alaska a Fairbanks, si cimentò in diversi studi di grande importanza sulla rotazione del bacino dell’Oceano Pacifico, sul terremoto di Tehachapi del 1952 e su quello cileno del 1962 e dell’Alaska del 1964. Ma non solo, i suoi successi riguardarono anche brevetti nella modifica del clima. Una volta sbarcato, si dedicò a diversi esperimenti per il controllo climatico che interessarono tutto il territorio asiatico. Il Cloud Seeding (inseminazione artificiale delle nubi) come detto prima, in questo periodo diventa una realtà. Quindi, ricapitolando, attraverso la dispersione nelle nubi di sostanze chimiche che fungono da nuclei di condensazione, si possono provocare delle vere e proprie piogge artificiali. Per inseminare le nubi e rilasciare in esse le particelle-nucleo che fungono da attivatore, si possono usare diversi metodi: cannoni che sparano direttamente dal suolo, aerei (e al giorno d’oggi anche i droni). All’epoca naturalmente quest’ultimi non c’erano, ma non è un caso che fu proprio il presidente degli Stati Uniti (cameriere dei banchieri come tutti gli altri di ieri e di oggi) Lyndon B. Johnson, a dichiarare apertamente che dallo spazio sarebbero riusciti a controllare il clima, a provocare alluvioni e carestie.
Per chi avesse qualche dubbio in proposito, esiste un video dove Johnson dichiara apertamente tali intenti.
L’operazione Gromet incomincia intorno al 1965. Sì, ci sono diverse congiunzioni temporali sul tema, poiché molti di queste operazioni vennero condotte più o meno negli stessi periodi di altre. In quel momento l’India stava attraversando un periodo di enorme siccità. La carestia che si verificò nel Bihar diede il via libera al presidente Johnson per promuovere l’Operazione Gromet. Fleming nell’opera citata prima, riferisce che la US Air Force, con il permesso del governo indiano (come se ce ne fosse bisogno), svolse una serie di test di inseminazione delle nubi monsoniche per aumentare le piogge. Il test venne ribattezzato con il nome di “Joint U.S.-India Precipitation Experiment” e venne effettuato nell’area di Bihar e Uttar Pradesh. Gli aeromobili utilizzati vennero segnati come aerei ad uso commerciale, tant’è vero che gli equipaggi, per l’occasione, indossarono abiti civili, onde evitare di essere scoperti e per l’occasione, era stato preparato un memorandum in cui l’equipaggio venne istruito su cosa avrebbe dovuto riferire ai media qual ora l’operazione fosse venuta alla luce: i voli erano stati pianificati per effettuare un sondaggio agro – meteorologico. Il che ovviamente voleva dire tutto e niente…
Ad ogni modo l’esperimento produsse di nuovo risultati sbalorditivi, si verificarono fortissime piogge in diverse aree anche oltre quelle designate per le operazioni. Ovviamente tutto questo non viene mai menzionato né da meteorologi né dai divulgatori scientifici che impestano giornali, radio e televisioni propagando le loro teorie sul riscaldamento globale e tutto il resto.
Progetto Gromet II
Il progetto Gromet II venne attuato nelle Filippine. Essendo che il Vietnam e gli altri territori menzionati erano già sotto sperimentazione, si cercò di cambiare area e di provare a fare nuovi test. Saint-Armand naturalmente era in prima linea. Anche le Filippine non furono esenti da un problema di siccità (chissà perché, laddove viene dichiarato un problema di siccità… forse perchè siccità e alluvione sono due facce della stessa medaglia) tra il 1968 e il 1969. Il governo all’epoca, sapendo degli esperimenti che gli USA stavano conducendo in Vietnam e negli altri territori, decise di ricorrere all’inseminazione delle nuvole per aumentare le precipitazioni. E così venne avviato il progetto Gromet II. Le dinamiche non furono diverse da quanto visto in precedenza; infatti, venne rilasciato Ioduro d’argento all’interno delle nubi, sfruttando le correnti ascensionali. Anche in questo in caso si ottennero risultati significativi, in quanto si assistette ad un progressivo aumento delle precipitazioni, questa volta però senza creare disastri. Certo, avevano ormai assunto il pieno controllo. Inoltre, gli Stati Uniti disposero un contingente sul territorio filippino che si occupò di istruire il personale locale nelle tecniche di Cloud Seeding. Il risultato però fu disastroso, poiché nel 1971, in seguito ad un nuovo tentativo di inseminazione artificiale delle nubi, questa volta effettuato dal governo filippino, provocò una delle peggiori alluvioni mai viste ad Hanoi, in Vietnam. In quel frangente persero la vita oltre 100 000 persone.

National Weather Modification Act – 1976 – 1984
Nel 1976, il Congresso degli Stati Uniti (sotto il controllo del CFR) varò il National Weather Modification Act. Sempre il congresso ordinò a Juanita Kreps, l’allora Segretario al Commercio, di formulare un piano di politica nazionale completa e un programma di ricerca globale sul clima ove coinvolgere anche gli altri paesi del mondo. Poiché gli esperimenti condotti fino a quel momento avevano portato gli addetti ai lavori a risultati straordinari sul piano del controllo meteorologico, nel gennaio del 1977, la Kreps istituì il Weather Modification Advisory Board, un gruppo di cittadini di 17 membri a cui venne affidato il compito di studiare lo stato della tecnologia di modifica del tempo, sviluppare nuove politiche nazionali e programmi di ricerca per il controllo meteorologico.


Il consiglio, a capo del quale vi era Harlan Cleveland, direttore del programma di affari internazionali presso l’Aspen Institute for Umanistico Studies in Colorado (che casualità, nonché membro del CFR) inviò un rapporto al segretario Kreps il 30 giugno 1978. In quel rapporto, Harlan, come sottolineato John Farris Jr, giornalista indipendente scomparso pochi anni dopo, sottolineava che la tecnologia utilizzabile per migliorare in modo significativo la pioggia e la neve e migliorare quindi l’entità dei danni meteorologici indotti era scientificamente provata. Ah, però, mica male, vero? Alla faccia degli scettici. Da quel momento in poi, lo stato stanziò sempre più fondi per le operazioni dedicate al controllo meteorologico. La scusa ufficiale fu quella di ridurre in modo significativo i danni da uragani e grandine entro gli inizi degli ’90. Si pensi che gli stanziamenti annuali aumentarono a tal punto da toccare la cifra di 89 milioni di dollari nel 1984. Allo stesso tempo, gli USA continuarono ad istruire altri paesi in tutto il globo sulle varie metodologie di inseminazione artificiale delle nuvole, le tecnologie vennero acquisite dai vari paesi che iniziarono a farne largo uso.

Altri ambiti di applicazione: Soppressione di grandine, fulmini e tornado
Si ritiene che la grandine causi danni per circa un miliardo di dollari all’anno solo che ai raccolti americani. Stati Uniti, Canada, Europa, Sud Africa e molti altri sono i paesi che attraverso l’implementazione di nuove tecnologie sono riuscite a prendere il controllo anche su questi fenomeni atmosferici. Si segnala che la Russia è considerata il leader mondiale nella tecnologia antigrandine, (non si capisce però la reale motivazione dato che il patrimonio tecnologico russo è di matrice occidentale, quindi…). Infatti, sono stati proprio i meteorologi russi ad escogitare (a quanto pare) la tecnica di bombardare le grandinate con pallini di piombo e ioduro d’argento sparati da cannoni a terra, come si è menzionato prima. Per la cronaca, stando ad un rapporto della National Science Foundation del 1972, in un dato momento nel mondo si verificano circa 2.000 temporali e questi producono circa 1.000 scariche elettriche al secondo. Le scariche di elettricità atmosferica sono considerate responsabili di circa 200 morti all’anno solo negli Stati Uniti. I fulmini sappiamo che provocano anche incendi boschivi, quindi, sarebbe poi così sbagliato chiedersi se qualcuno abbia mai tentato di controllare anche quelli? Attraverso la dissipazione dei sistemi nuvolosi sono riusciti ad intervenire anche su questo.
In questo filmato di qualche anno fa, Michio Kaku, professore di fisica al City College di New York, parla con Charlie Rose e Norah O’Donnell del potenziale futuro del tempo. Al di là delle menzogne in cui il professore afferma che tuti i tentativi passati di controllare il clima siano falliti, ascoltate cosa dice a proposito di quello che stanno facendo, tenendo presente che questo filmato non è nemmeno dei più recenti.
Deviazione degli uragani e inseminazione
Premessa:
Gli Stati Uniti hanno condotto nel corso degli anni diversi esperimenti per la modifica degli uragani. Nel settembre del 1961, gli aerei governativi lanciarono ioduro d’argento nell’uragano Esther. Una nuova serie di esperimenti chiamata Project Stormfury iniziò l’anno successivo (e continua ancora oggi).
Il progetto Stormfury, diretto dalla National Weather Service e dal Navy Department, si è reso protagonista dell’inseminazione di tre uragani (ufficialmente, bisogna vedere anche gli altri): nel 1961 a Beulah; nel 1963 a Debbie; nel 1969 a Ginger. In seguito a queste inseminazioni, i venti degli uragani si sono drasticamente ridotti, tuttavia c’è un problema. Sebbene siano state elaborate misure di salvaguardia per ridurre al minimo la possibilità che le semine possano far deviare un uragano dalla rotta e colpire la terraferma, nessuno ha la certezza che questo possa non avvenire. In altre parole, vi sono diverse prove che comprovano l’inseminazione degli uragani come possibile arma.
I protocolli prevedono che non debba essere eseguita alcuna semina se la traccia prevista di un uragano indica che ha una probabilità pari al 10% di arrivare entro 50 miglia da un’area di terra popolata ed entro 24 ore dalla semina, ma chi ha la certezza che questi dettami vengano rispettati dal momento che non vi è alcun controllo su tali operazioni? Sì, fanno vedere che è tutto monitorato, ma è effettivamente così? C’è da fidarsi? Non è un caso che diversi funzionari del governo messicano, così come i media messicani (Excelsoir, El Sol ), hanno più volte accusato gli Stati Uniti di seminare uragani nell’Oceano Pacifico, sottolineando tra l’altro come l’uragano Ignatio (fenomeno che si ripete dal 1966), ogni volta che si presenta si avvicina alla costa del Pacifico del Messico, per poi cambiare improvvisamente direzione e spostarsi sul mare. Il Messico, tra l’altro, è stato spesso vittima di violente siccità, tuttavia, anche in questo caso sono state rivolte diverse accuse verso gli aerei americani utilizzati per la ricerca sugli uragani, i quali hanno seminato l’uragano Ignatio più volte, portandolo a cambiare rotta, privando quindi l’area della pioggia assolutamente necessaria.


Scie chimiche
Premessa:
Le scie chimiche e la loro interconnessione con il controllo climatico risiedono all’interno del progetto HAARP – High Frequency Active Auroral Research Project, nato ufficialmente con la scusa di studiare le proprietà della ionosfera terrestre, allo scopo di migliorare le comunicazioni e i sistemi di sorveglianza, sviluppare innovative tecniche radar che permettano agevoli comunicazioni con i sottomarini e rendano possibili radiografie di terreni, in modo da rilevare armi o attrezzature a chilometri di profondità, oggetti che si muovono nell’aria e stabilire quali siano armati e quali innocui, effettuare sondaggi geofisici per trovare petrolio, gas e giacimenti minerari su vaste zone e molto altro. Naturalmente, tutto questo è possibile grazie al fatto che l’atmosfera è composta da particelle cariche, ossia gli ioni, per cui possiede la proprietà di riflettere verso terra le onde hertz. HAARP, lo ricordiamo ha sede a Gakona, in Alaska, ed è composto sostanzialmente da 180 piloni di alluminio alti 22 metri. Su ognuno dei piloni sono state installate doppie antenne a dipoli incrociati, una coppia dedicata alla banda bassa, l’altra per la banda alta, in grado di trasmettere onde ad alta frequenza fino a una distanza di 350 chilometri, grazie alla loro potenza. Le onde in questione sono indirizzabili verso zone strategiche del pianeta, tanto atmosferiche quanto terrestri. Non è nostra volontà analizzare tutti gli aspetti del progetto HAARP, né andare ad analizzare altri fenomeni ad esso collegati, ci concentreremo sul tema delle scie chimiche e la loro interconnessione con il controllo climatico, benché queste abbiano molteplici funzioni.
Negli anni Ottanta, il fisico texano Bernard J. Eastlund di istanza al MIT, basandosi sugli studi e le scoperte di Nikolas Tesla, si premunì di registrare negli Stati Uniti il brevetto n° 4.686.605, denominato “Metodo e attrezzatura per modificare una regione dell’atmosfera, magnetosfera e ionosfera terrestre”. Questo fu il primo di altri undici che vennero regolarmente depositati dallo scienziato. In uno di questi veniva spiegata la proprietà riflessiva della ionosfera per utilizzi quali i sistemi di raggi energetici, esplosioni nucleari graduali senza radiazioni, sistemi di rilevamento e distruzione di missili nucleari e sistemi radar spaziali. E naturalmente, anche la manipolazione del clima, ossia provocare la pioggia quando necessario per favorire l’agricoltura o neutralizzare fenomeni distruttivi, come tornado e uragani. Questo stando sempre agli scopi dichiarati. Successivamente, i brevetti di Eastlund vennero sigillati con un ordine di massima segretezza, per poi essere girati alla E-Systems, una delle maggiori corporations fornitrici di tecnologie avanzate dei Servizi Segreti di numerose potenze mondiali (tutte colluse), assorbita dalla Raytheon, una delle quattro maggiori fornitrici della difesa americana, la quale, tra gli altri, si occupa della produzione di missili Tomahawk, Stinger e Bunker Buster.
Qualcuno potrà non crederci, ma è un fatto che gli Stati Uniti, nel 1996 hanno divulgato documento militare denominato “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025” (Il meteo come moltiplicatore di forza: Possedere il clima entro il 2025) disponibile in PDF all’indirizzo ufficiale della Defense Technical Information Center americana a questo indirizzo:
https://apps.dtic.mil/sti/citations/ADA333462


Una copia italiana è disponibile sul portale di Nogeoingegneria a questo indirizzo:
Dunque, parlando francamente, si può credere ciò che si vuole, ma questi sono i fatti, e non è un caso che vi sia in corso da diversi anni un aumento di molti fenomeni atmosferici artificiali, talvolta violenti mai verificatisi prima, o comunque rari in determinate latitudini che si stanno verificando con una frequenza agghiacciante. Se guardiamo il cielo possiamo notare la presenza di velature metalliche che spesso lo oscurano, aloni solari e lunari, archi chimici, nebbie e polimeri di ricaduta, velature mosse da elettromagnetismi con innaturali ondulazioni e disegni irregolari, tutte cose inusuali in una condizione normale. Sono inoltre in aumento molti problemi di salute quali disturbi cardiovascolari, respiratori, patologie neurodegenerative ed autoimmuni, cancri e molte altre, tutte imputabili non soltanto all’inoculazione dell’ormai famoso siero sperimentale anti Covid, bensì anche all’inalazione di metalli tossici ed altri veleni. Gli effetti dannosi delle irrorazioni sono anche riscontrabili in botanica e in agricoltura: piante deboli, ingiallimento delle foglie, predisposizioni a parassiti e malattie, terreni acidificati, difficoltà per le colture biologiche, acidificazione dei terreni e molto altro. Nel corso del tempo sono state esposte diverse denunce, sono state raccolte prove fotografiche e filmati, sono stati analizzati in laboratorio campioni di neve, acqua e terra, ottenendo esiti che comprovano unanimemente l’intossicazione cui noi e l’intero ecosistema siamo sottoposti.
Pioggia e nanoparticelle di ossido di Grafene
La pioggia “migliorata” con nanoparticelle di ossido di grafene non è fantascienza, ma realtà. Come fa notare il portale di Nogeoingegneria a questo link:
Tale invenzione: “offre una particella nucleante di ghiaccio per l’inseminazione delle nuvole e altre applicazioni, in grado di avviare la nucleazione del ghiaccio a una temperatura di – 8 gradi C. Inoltre, il numero di particelle nucleanti di ghiaccio aumenta continuamente e rapidamente con la riduzione della temperatura. La particella di nucleazione del ghiaccio della presente invenzione è un composito poroso nano strutturato di ossido di grafene ridotto a tre dimensioni e nanoparticelle di biossido di silice (PrGO – SN). La presente invenzione prevede anche un processo di sintesi del PrGO – SN.”
Chi c’è dietro a tutto ciò? La dottoressa Linda Zou, titolare del brevetto “Nanoparticelle di ossido di grafene 3D per il cloud seeding – Brevetto US 2022/0002159 A1”, datato 6 gennaio 2022, di cui si allega copia tra le foto a questo indirizzo:
https://www.ku.ac.ae/college-people/linda-zou
Come noterete visitando il link postato poc’anzi, la Zou è docente di ingegneria civile e ambientale presso la Khalifa University of Science and Technology ed è a capo di un progetto di ricerca che mira ad utilizzare le nanotecnologie per sviluppare materiali per l’inseminazione delle nuvole. Quindi, a differenza di quanto visto in passato come spiegato in precedenza, si opta per un cambio di modalità nell’effettuazione delle operazioni di semina. Tutto questo, ovviamente, in nome della salvaguardia ambientale e la risoluzione al problema della siccità (indotta). Infatti, come riporta nogeoingegneria, la Zou così commenta gli scopi del progetto: “La carenza d’acqua a livello globale si è continuamente intensificata a causa della rapida crescita della popolazione e dello sviluppo economico in tutto il mondo. Le risorse idriche convenzionali come fiumi, laghi e falde acquifere sono diventate molto limitate, il che spinge scienziati e ingegneri a cercare risorse idriche alternative. Grazie ai progressi della nanotecnologia e della nanoscienza, oggi stiamo lavorando per progettare e ingegnerizzare materiali per l’inseminazione delle nuvole con proprietà ottimali per garantire che la condensazione del vapore acqueo avvenga in modo efficace e massimizzare le precipitazioni ottenute.” Per l’intervista completa, potete visitare il sito del Mit Technology Review a questo Link:
Insomma, sostanzialmente, si tratta dell’ennesima Malthusiana.


Sul canale Youtube di Danese Winginton che si occupa di geoingegneria, esiste un filmato in cui uno scienziato lancia l’allarme inerente questa nuova arma. Attivate i sottotitoli e fatevi un’idea di cosa stanno facendo. A questo indirizzo:
Oscuramento del sole e sole artificiale
L’oscuramento del sole è un’altra realtà e non frutto della fantasia. Tuttavia, lo si tende a considerare un fenomeno isolato e in particolare non se ne comprende il vero scopo. Sì, Bill Gates, che lo ricordiamo ancora una volta è un Rockefeller di ottavo grado, è dietro gli esperimenti riguardanti l’oscuramento del sole, di concerto con gli scienziati dell’Università di Harvard (a libro paga dei banchieri). La tecnologia di oscuramento del sole è volta a raffreddare il riscaldamento globale e questo, stando ad alcune dichiarazioni dello stesso Gates, può essere fermato disperdendo milioni di tonnellate di polvere a base di carbonato di calcio nella stratosfera. Secondo gli studi del gruppo di ricerca di Harvard, il risultato conseguito consiste nel blocco di una parte dei raggi solari, con il conseguente abbassamento della temperatura e la riduzione degli effetti del surriscaldamento globale.
I ricercatori hanno evidenziato anche i rischi di un’operazione del genere: perturbazioni incontrollabili nel clima di tutto il mondo, alluvioni e cicloni oppure, in caso contrario, terribile siccità, alterazione della circolazione delle correnti oceaniche fino ad arrivare al cambio di comportamento o addirittura all’estinzione di alcune specie. Tuttavia, coscienti di quali potrebbero essere le conseguenze catastrofiche, gli scienziati continuano a procedere a passo spedito, e si stanno avvicinando alla fase finale del progetto con grande cautela, passando attraverso piani di sperimentazione diversificati. Lo Stratospheric Controlled Perturbation Experimental, meglio noto come ScoPEx, nel dicembre del 2020, dopo diversi tentativi falliti per condurre test sul campo a Tucson, in Arizona e nel New Mexico, decise di spostare la prima parte dell’esperimento in Svezia. Il test era stato predisposto presso la Swedish Space Corporation a Kiruna. Il primo volo per la dispersione delle particelle nell’atmosfera con l’obiettivo di testare le apparecchiature doveva decollare a giugno dello stesso anno, ma l’operazione è stata rimandata al 2023, non c’è ancora la data precisa.
L’esperimento prevede l’utilizzo di un pallone ad alta quota per sollevare un involucro di particelle nell’atmosfera. Una volta installato il pallone, viene rilasciata una piccola quantità di polvere di carbonato di calcio (da 100 grammi a 2 kg) per produrre una massa d’aria perturbata lunga circa un chilometro e cento metri di diametro. Tutto questo però non è finalizzato al mero oscuramento del sole. No, qui ci dobbiamo collegare alla possibilità dell’utilizzo di un sole artificiale. Credete sia una bufala?
In questo caso non dobbiamo fare altro che chiamare in causa la Cina, la quale è fortemente impegnata nella ricerca sulla fusione nucleare, campo nel quale ha fatto importanti progressi negli ultimi anni. L’Experimental Advanced Superconducting Tokamak (EAST) è uno dei progetti più importanti in questo campo. Si tratta di un reattore che ha raggiunto importanti risultati nella generazione e conservazione del plasma ad alta temperatura, una fase fondamentale per la produzione di energia termonucleare. Tuttavia, le domande sorgono spontanee: la sostenibilità ambientale perseguita attraverso l’energia termonucleare? Con la creazione di un sole artificiale? Grazie a degli studi condotti da corporations che sono tutt’altro che cinesi? Non è la Cina, ma chi la governa (come tutti i paesi del mondo del resto) che dirige l’orchestra. L’ EAST è il sole artificiale che utilizza la tecnologia Tokamak per generare e mantenere il plasma necessario per le reazioni di fusione nucleare. L’ obiettivo è quello di creare e mantenere il plasma ad alta temperatura e densità per un periodo di tempo sufficiente per consentire reazioni di fusione nucleare stabili e durature. Ci sono riusciti? Assolutamente sì. Il sole artificiale EAST è riuscito a produrre plasma a temperature di oltre 100 milioni di gradi Celsius e la generazione di un campo magnetico di 10 Tesla. Un traguardo storico che ha permesso l’ulteriore stanziamento (JP Morgan Chase, Gates foundation, Blackrock, Vanguard, insomma i soliti noti e molti altri) di fondi per progredire nella ricerca. E così, un mese fa, esattamente il 13 aprile, il sole artificiale cinese ha stabilito un nuovo record, mantenendo un plasma ad alta temperatura confinato per circa sette minuti. La notizia è stata divulgata in tutto il mondo dall’agenzia di stampa Xinhua. L’EAST ha ottenuto questo risultato, superando il precedente record di 101 secondi del 2017. Diamogli un’occhiata più da vicino con questo filmato:
In quest’altro filmato, invece, abbiamo le immagini in diretta del lancio del sole artificiale Tokamak East:
Conclusioni
Arrivati fin qui bisogna porsi delle domande. Perché oscurare il sole? E perché produrne uno artificiale? Il sole è una insostituibile fonte di vita, i suoi raggi forniscono alla Terra luce e calore, sono responsabili dell’attivazione del processo della fotosintesi clorofilliana con cui le piante producono energia e sostanze nutrienti. Insomma, il sole è tra i cuori pulsanti della vita. Se questo venisse sostituito con un suo omonimo artificiale in mano al potere…
Se si continuerà a credere che tutto ciò che accade sia frutto del caso non si riuscirà mai a capire nulla di quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. Il controllo del clima è una realtà comprovata, le evidenze ci sono tutte. Si può continuare a tenere la testa sotto la sabbia, ma non servirà a nulla. Abbiamo tutte le risposte, ma la maggioranza di noi non le vuole accettare.
E pensare che come mi ha detto un mio grande amico che considero come un fratello:
È tutto così chiaro che ad alcuni risulta invisibile…
Fonti
Bibliografia
- Antonio e Rosario Marcianò – Scie chimiche: la guerra segreta. Il controllo del clima. Un sogno diventato un’atroce realtà;
- Edward Powers – War and Weather;
- Carroll Livingston Riker – Power and Control of the Gulf Stream;
- James Fleming – Fixing the Sky: The Checkered History of Weather and Climate Control;
- Yuriko Furuhata – Climatic Media: Transpacific Experiments in Atmospheric Control;
- Louis Joseph Battan – Cloud Physics and Cloud Seeding;
- John Gribbin – What’s Wrong With Our Weather;
- Lowell Ponte – The Cooling, Prentice-Hall;
- Rosa Koire -Behind the Green Mask: U.N. Agenda 21;




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