
Questa penultima parte del nostro viaggio tratta un argomento che è già stato affrontato nell’articolo intitolato “Banksters, i padroni del mondo e l’industria delle armi”, solo che questa volta, verrà rivisto e ampliato.
La domanda principale che caratterizza questa parte della nostra inchiesta è la seguente: È possibile che coloro che armano l’Ucraina, siano le stesse persone che armano la Russia?
Per rispondere a un tal quesito è necessario partire da un fatto significativo, ossia che se si escludono gli Stati Uniti, i quali mantengono il primato, i principali fornitori di armi al mondo dal 2020 (1) sono Russia (2) e Cina. (3)
Non di meno, nel 2023 e nel 2024, sempre escludendo gli Stati Uniti, i paesi con la più grande spesa militare sono stati alcuni dei BRICS: Russia, Cina, India, e Arabia Saudita (4).
Questi dati ufficiali provengono direttamente dall’Istituto Internazionale di Ricerca Sulla Pace, e offrono un importante spunto per la nostra analisi, in quanto se ciò è vero, quello che non viene mai portato alla luce è che gli armamenti prodotti e venduti da questi paesi non sono farina del loro sacco, ma dell’Occidente. O meglio, del potere occulto che governa tanto l’Occidente stesso, quanto la controparte: Russia, Cina ecc.
Nei documenti riportati si parla anche del Trattato sul commercio delle armi (ATT) che regolamenta il commercio internazionale degli armamenti.
Il 2 aprile del 2013, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato l’ATT (5) che è entrato in vigore il 24 dicembre 2014. In cosa consiste questo trattato? L’ATT impone agli Stati contraenti di stabilire norme internazionali comuni che devono essere rispettate prima dell’autorizzazione delle esportazioni di armi e richiede la rendicontazione annuale delle importazioni e delle esportazioni. (6)
In particolare, il trattato richiede che:
- Gli Stati istituiscano e mantengano un sistema di controllo nazionale, compresa una lista di controllo e designino le autorità competenti al fine di disporre di un sistema di controllo efficace e trasparente che disciplini il trasferimento di armi convenzionali;
- Proibisce le autorizzazioni di trasferimento di armi agli Stati se il trasferimento viola gli obblighi derivanti dalle misure adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, in particolare l’embargo sulle armi o in base ad altri obblighi internazionali pertinenti o se lo Stato è a conoscenza al momento dell’autorizzazione che le armi o gli oggetti sarebbero stati utilizzati nella commissione di genocidio, crimini contro l’umanità, gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949, attacchi diretti contro obiettivi civili o civili protetti come tali, o altri crimini di guerra;
- Richiede agli Stati di valutare il potenziale che le armi esportate contribuiscano o minino la pace e la sicurezza o possano essere utilizzate per commettere o facilitare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani, atti di terrorismo o criminalità organizzata transnazionale;
- Prendere in considerazione misure per mitigare il rischio di tali violazioni; e, se rimane ancora un “rischio prioritario” di “conseguenze negative” per “non autorizzare l’esportazione.
A primo impatto, una tale disciplina potrebbe apparire come giusta e oculata agli occhi di qualcuno, tuttavia, l’ATT può essere modificato in ogni momento per includere qualsiasi tipo di tecnologie militari.
Ora, sapere che al di fuori degli Stati Uniti, i principali fornitori di armi al mondo sono paesi appartenenti al “blocco” dei BRICS dovrebbe far riflettere, specie se, come vedremo con il caso della Russia, queste sono di fabbricazione occidentale. Tutto ciò, dovrebbe richiamare alla memoria l’articolo qui sul blog sulla Russia e Vladimir Putin, dove già si era analizzato come si concretizzano tali processi.
Sappiamo che dietro l’industria bellica ci sono i soliti noti; ciononostante, anche in questo caso troviamo della disinformazione, ad esempio, sull’origine delle armi russe. Si vuole sottolineare questo aspetto poiché si parla sempre delle armi occidentali che vengono date all’Ucraina, ma non si parla mai di quelle russe, le quali, appunto, hanno la stessa provenienza e lo vedremo nel dettaglio. Come detto, abbiamo parlato molte volte qui sul blog del fatto che tutta la tecnologia russa è di matrice occidentale, e che sia gli Stati Uniti in primis, che l’Europa a seguire, da decenni non fanno altro che alimentare quella che Gary Allen chiamava la “Macchina rossa”, riferendosi alla Russia e alla Cina e ai rispettivi paesi satelliti.
Le regole del “gioco” sono a senso unico, chi finanzia e sostiene una parte (Russia), allo stesso tempo, finanzia e sostiene l’altra (Ucraina). Non si può analizzare tutto il comparto bellico russo perché ne verrebbe fuori un libro, ma tanto per dare un’idea chiara di come stanno le cose ed evidenziare così l’ennesima trama occulta che si nasconde dietro la falsa opposizione e dietro la false flag russo – ucraina, partiamo dal caso dei droni Shahed (7).


Si tratta di una “munizione circuitante” (un tipo di arma noto anche come “drone suicida”) progettata dall’azienda aeronautica iraniana Shahed e costruita dalla Iran Aircraft Manufacturing Industries Corporation (HESA) (8). In servizio dal 2021, quest’arma, nota anche con il nome russo Geran-2, è stata progettata per colpire bersagli a terra, eludendo le difese aeree, in un raggio di circa 2500 km dal sito di lancio.
Quest’arma viene prodotta in Iran, ma la componentistica con la quale è costruita è giapponese. È un fatto assai noto che le industrie belliche presenti in Giappone sono in maggioranza americane, ne parlava lo stesso Antony Cyril Sutton ai suoi tempi. Bene, senza dilungarci troppo, la Russia ha missili da crociera, missili ipersonici, droni, lanciatori, carri armati, elicotteri che hanno componenti occidentali. Esattamente come abbiamo visto nel passato qui sul blog.
Non siamo noi a confermare tutto questo, bensì i fatti. Lo Yermak-McFaul Expert Group on Russian Sanctions (Gruppo di esperti Yermak-McFaul sulle sanzioni russe) (9) ha stilato un rapporto in sinergia con il KSE (Kyiv School of Economics) nel quale sono stati riportati dei dati ufficiali in merito all’analisi delle armi utilizzate durante il conflitto ucraino. (10)
Una prima stima venne effettuata su un campione di 60 armi diverse e venne pubblicata sulla ben nota testata giornalistica spagnola El Pais. (11)
Leggiamo: «Il Giappone è un esempio, anche se notevole, perché Mosca ha lanciato circa 2.000 droni Shahed sul territorio ucraino dall’inizio dell’invasione. Un recente rapporto preparato dal centro di analisi della Kyiv School of Economics (KSE), in collaborazione con il gruppo Yermak-McFaul – Russia’s Military Capacity and the Role of Imported Components – afferma che su un campione di 60 armi, hanno scoperto che il 67% dei componenti esteri sono stati prodotti da aziende americane, il 7% da aziende giapponesi e il 7% da aziende tedesche.» (12)
Oleksi Kuzmenko è un’analista dello Scientific Forensic Research Institute di Kiev che ha effettuato diversi studi sul campo, i quali hanno dimostrato che le armi russe non contengono solo parti americane, bensì anche italiane, cinesi, svizzere e tedesche e spiega le modalità con cui si arrivano a ottenere questi dati: «Dopo un attacco vengono inviate delle squadre per raccogliere le prove; poi, le portano in laboratorio, le analizzano, guardano i numeri di registrazione, le confrontano con altri campioni, le etichettano.» (13)
A questo punto, si fa riferimento all’analisi di Kuzmenko in merito ai missili da crociera Kalibr utilizzati dall’esercito russo: «Tutti i componenti elettronici sono occidentali. Questi missili fanno parte anche del campione di equipaggiamento militare russo analizzato dal KSE, insieme ad altri missili come il KH-59, l’Iskander e il KH-101… la stragrande maggioranza dei componenti di fabbricazione occidentale sono microchip. Le parti elettroniche (semiconduttori, microprocessori, microtransistor) di queste armi provengono generalmente da paesi a ovest dei Carpazi. La Russia non ha le risorse né la capacità di produrle.» (14)
Il “Royal United Services Institute” (RUSI) è il più antico centro di studi al mondo in materia di difesa e sicurezza. Il centro ha pubblicato un rapporto denominato “RUSI Silicon Lifeline Report: Western Electronics as the Heart of Russia’s War Machine” (15) (Rapporto RUSI Silicon Lifeline: l’elettronica occidentale come cuore della macchina da guerra russa).
Leggendo il documento si apprendono informazioni di grande importanza: «Un esame dei sistemi d’arma russi utilizzati in Ucraina ha rivelato che contengono grandi volumi di componenti microelettronici di fabbricazione straniera…RUSI ha identificato almeno 450 componenti microelettronici unici all’interno di questi armamenti, prodotti da aziende con sede negli Stati Uniti, in Europa e nell’Asia orientale. Degli oltre 450 componenti trovati da RUSI nei sistemi militari russi, almeno 318 sono stati realizzati da aziende statunitensi. Componenti provenienti da Giappone, Taiwan, Svizzera, Paesi Bassi, Germania, Cina, Corea del Sud, Regno Unito, Austria e altri erano presenti anche nelle apparecchiature esaminate dal gruppo di ricerca… Componenti apparentemente prodotti dalla Texas Instruments sono stati scoperti nel drone ‘kamikaze’ KUB-BLA, in un drone bersaglio E95M, in un drone Orlan-10 e in diversi apparecchi radio utilizzati dall’esercito russo.» (16)

Successivamente, si legge che: «Tra i 450 componenti, circa il 18% è coperto dal regime di controllo delle esportazioni degli Stati Uniti per la loro possibile applicazione nei sistemi militari. Tali componenti con controllo delle esportazioni hanno potenziali applicazioni militari e viene loro assegnato un numero di classificazione del controllo delle esportazioni (ECCN). Gli articoli con un ECCN avrebbero richiesto una licenza del governo degli Stati Uniti per l’esportazione in Russia, anche prima dell’invasione della Crimea del 2014. Gli articoli che non erano considerati a duplice uso sarebbero rientrati nella classificazione EAR99, il che significa che non necessitavano di licenza per l’esportazione in Russia prima dell’invasione del 2022.» (17)
Non vi viene in mente proprio niente? Ad esempio quanto accaduto durante la Guerra del Vietnam di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato alla Russia e Vladimir Putin? Il presente è il frutto del passato, ma i più questo passato non lo conoscono, così come non sanno di come stiano veramente le cose oggi. E tanto nel passato, quanto nel presente, protocolli come l’ATT e altri analoghi vanno a farsi fottere.
Di seguito potete visionare un servizio niente di meno che della CNN in cui viene smontato un drone Shahed e dove vengono mostrati alcuni dei componenti occidentali.
Qui, potete visionare un altro filmato in cui si parla dei droni Shahed e della loro tecnologia:
Non di meno, ed è questo il fatto più significativo, il 14 novembre del 2023, il portale ufficiale internazionale dell’Istituto per la Scienza e la Sicurezza, già pubblicava un rapporto dettagliato sulla questione di cui si espone un estratto: «I droni kamikaze Shahed-136, composti da parti occidentale, continuano a distruggere vite ucraine e le loro infrastrutture civili. Questi droni, noti anche come Geran 2, sono prodotti e assemblati presso le strutture JSC Alabuga all’interno della zona economica speciale di Alabuga in Russia, con l’assistenza dell’Iran. Tuttavia, la società responsabile, JSC Alabuga e le società collegate non sono ancora presenti nelle liste pubbliche delle sanzioni degli Stati Uniti o degli alleati… I documenti interni di Alabuga contengono informazioni dettagliate sulle origini e sulla tipologia dei componenti elettronici nel drone kamikaze Shahed-136. Mentre altri componenti come i servomotori e alcune materie prime, sono anche elementi critici che Alabuga e l’Iran acquistano all’estero e devono essere strettamente controllati, quasi tutti i componenti elettronici sono realizzati esclusivamente in Occidente e sono anche al centro della capacità dello Shahed-136 di eludere il jamming ucraino e raggiungere i loro obiettivi… Per costruire Nasir e gli altri quattro principali moduli elettronici associati in ogni drone Shahed-136, Alabuga e l’Iran devono importare grandi quantità di componenti elettronici. Un documento contiene un lungo elenco di circa 140 componenti elettronici e connettori in ogni Shahed 136, creato da Alabuga con dati iraniani alla fine del 2022 o all’inizio del 2023, rivelando la dipendenza di Alabuga (e dell’Iran) dall’ottenere con successo dall’estero questi componenti. Molti dei componenti elettronici sono realizzati esclusivamente in Occidente e dai suoi alleati; circa l’80 percento ha origine negli Stati Uniti.» (18)


Il 14 giugno 2024 la Russia sdoganava il primo drone terrestre al mondo:

Nel rapporto si legge inoltre che: «La High Precision Complexes Holding (parte della russa Rostec) ha sviluppato i sofisticati robot multifunzionali Depesha e Buggy. Il robot Depesha è montato su una piattaforma cingolata e controllato da un operatore tramite un joystick e un casco FPV. Il robot Buggy ha una piattaforma su ruote ed è controllato da un joystick e un tablet. Entrambi i robot possono essere utilizzati come droni kamikaze a terra per attaccare obiettivi nemici facendo esplodere un carico utile che il robot trasporta sul bersaglio.» (20)
Il portale internazionale dell’Istituto per la Scienza e la Sicurezza contiene altre informazioni ufficiali riguardo al progetto, oltre a quelle già esposte. (21)
Sul rapporto si legge quanto segue: «La Russia fa sempre più affidamento su grandi quantità di veicoli aerei senza pilota (UAV) per identificare, colpire e attaccare posizioni, veicoli e strutture ucraine. La Russia ha una capacità limitata di progettare e produrre materie prime strategiche avanzate. Per costruire questi UAV, la Russia dipende da ampie reti di approvvigionamento occidentali per acquisire materie prime strategiche prodotte da paesi stranieri, in particolare dagli Stati Uniti…Il drone russo Lancet-3, prodotto da ZALA-Aero Group, contiene componenti chiave prodotte da aziende occidentali. Sono state identificate parti di aziende con sede principalmente negli Stati Uniti, in Svizzera e nella Repubblica Ceca… I componenti occidentali consentono al drone Lancet-3 di avere capacità di puntamento avanzate che altrimenti non avrebbe. Grazie ai componenti stranieri, i droni russi riescono a sconfiggere più efficacemente i sistemi di difesa ucraini… Le immagini disponibili di un motore trovato nel Lancet-3 mostrano che si tratta di un motore elettrico prodotto dalla società ceca AXI Model Motors, il brushless AXI 5330 Gold Line… La Russia ha compiuto uno sforzo concertato per mascherare l’uso di questo motore e in alcune immagini disponibili, il logo AXI è coperto con nastro adesivo il Lancet-3 ha capacità di intelligenza artificiale (IA) che consentono un’elaborazione avanzata di immagini e dati per l’acquisizione del bersaglio. Una decostruzione di un drone Lancet ha scoperto che è dotato del Jetson TX2, un modulo di sviluppo IA avanzato e compatto prodotto dalla società americana NVIDIA.» (22)
Si allegano slide del rapporto ufficiale dove spiegano di cosa si tratta, come funziona questo drone e quali aziende occidentali sono state protagoniste della creazione, nonché una descrizione dettagliata dei componenti.










Come avrete notato, un ruolo rilevante lo ha avuto la società americana NVIDIA, la più grande corporation tecnologica dopo Microsoft e una delle più grandi al mondo. Le due società collaborano da anni; in particolare, NVIDIA è la più avanzata a livello internazionale in termini di sviluppo tecnologico. A giugno 2024 ha superato quota 3000 miliardi di dollari di capitalizzazione (23), balzando al secondo posto dietro Microsoft. Secondo le stime, NVIDIA dovrebbe raggiungere i 10 trilioni di dollari nel 2030. Recentemente ha raggiunto il primato mondiale grazie agli investimenti e allo sviluppo tecnologico massivo nell’intelligenza artificiale, raggiungendo quota 3.500 miliardi di dollari di capitalizzazione. (24)
Si tratta di un’escalation protrattasi negli ultimi tre anni, “casualmente” durante l’impiego dei suoi prodotti tecnologici da parte della Russia nel conflitto ucraino.
Dunque, assistiamo all’ennesima narrazione di facciata che vede una contrapposizione che in realtà non c’è, dove viene posta sul piedistallo la “potenza” (in questo caso) militare russa, che in realtà non è russa, bensì occidentale, tanto quanto quella ucraina.
Dal 1917, quando tutto è iniziato in funzione della creazione artificiale dell’eterno “nemico” dell’occidente a oggi, non è cambiato nulla.
Si allega l’intervista al già menzionato gigante, professore, ricercatore, economista Antony Cyril Sutton di cui abbiamo parlato ampiamente qui sul blog, divisa in sei parti e datata 1987, dove egli racconta con fatti e prove del Dipartimento di Stato americano e della CIA tratte dalla sua enciclopedia divisa in tre volumi intitolata “Western Technology and Soviet Economic Development” che attraversa oltre 50 anni di storia, del continuo trasferimento di tecnologie occidentali alla Russia.
PARTE 1
PARTE 2
PARTE 3
PARTE 4
PARTE 5
PARTE 6
Inoltre dato che è stata menzionata la CIA, al fine di tracciare un altro collegamento diretto fra il passato e il presente, si integra quanto esposto con un documento ufficiale proprio della CIA denominato “The impact of Technological Transfer on the USSR” reso pubblico in data 16.11.2017, codice identificativo:
CIA-RDP85T00176R000900010003-4
Potete verificare voi stessi l’autenticità del documento direttamente dal portale della CIA a questo indirizzo dove ne troverete copia digitale:
Segnalo inoltre, che due estratti tradotti in italiano del documento sono presenti nell’articolo sul blog dedicato all’argomento in questione a questo link:
Tornando a noi, la situazione dei droni è la medesima che si riscontra con le armi nucleari. Sul come la Russia abbia sviluppato il proprio comparto bellico nucleare ha risposto sempre Antony Cyril Sutton con documenti ufficiali alla mano nei quali dimostra non soltanto i finanziamenti e il continuo trasferimento tecnologico da parte degli Stati Uniti alla Russia ai fini del potenziamento militare per la Seconda Guerra Mondiale, ma anche di come questo sostegno sia andato avanti nei successivi cinquant’anni. (25) E perdura ancora oggi.
Tutto questo è stato possibile non soltanto grazie a manovre occulte, ma anche alla formula dei partenariati pubblico – privati (tanto cari a Klaus Schwab), utilizzati fra l’altro, nelle continue collaborazioni tra Stati Uniti e Russia per lo sviluppo in sinergia di programmi spaziali. Uno sviluppo che per i russi è sempre dipeso dall’assistenza occidentale. I programmi spaziali degli Stati Uniti e della Russia sono interconnessi sin dal lancio dello Sputnik, il primo satellite, nel 1957. La tecnologia utilizzata per lo sviluppo dell’ingegneria spaziale russa, come ci ha reso noto sempre Sutton, è di matrice occidentale (26).
La maggior parte della cooperazione della NASA con la Russia avviene tramite la Corporazione Statale per le Attività Spaziali Roscosmos. Sul portale ufficiale dell’ambasciata e consolati degli Stati Uniti in Russia si legge che: «La National Aeronautics and Space Administration (NASA) è molto presente nell’area di Mosca, con uffici presso l’ambasciata statunitense, Star City, il Mission Control Center di Mosca e l’Agenzia spaziale federale russa Roscosmos. Il NASA Moscow Liaison Office (NMLO) presso l’Ambasciata degli Stati Uniti rappresenta tutti i programmi e gli uffici della NASA in Russia. Ulteriori informazioni sono disponibili sul portale ufficiale della sede centrale della NASA. La maggior parte della cooperazione della NASA con la Russia avviene tramite Roscosmos. Roscosmos è stata fondata nel 1992 come Agenzia spaziale russa (RSA). Nel 1999, il mandato della RSA è stato ampliato per includere l’industria aeronautica, quando il suo nome è stato cambiato in Rosaviakosmos. Nel 2004, la responsabilità per l’industria aeronautica è stata trasferita all’Agenzia federale per l’industria. All’inizio del 2015, è stato annunciato che Roscosmos e United Rocket and Space Corporation (URSC) si sarebbero fuse nella State Corporation “Roscosmos”, con Igor Komarov come capo. Per le attività di volo spaziale umano, la NASA collabora anche con le seguenti organizzazioni: Rocket and Space Corporation (RSC) Energia, Khrunichev State Space Research and Production Center, Central Scientific Research Institute of Engineering (TsNIIMash), Mission Control Center-Moscow (TsUP), Gagarin Cosmonaut Training Center (GCTC) e Institute of Bio-Medical Problems (IMBP). Nell’ambito della scienza spaziale, la NASA collabora anche con l’Accademia russa delle scienze (RAS), compreso l’Istituto di scienze spaziali (IKI).» (27)
Non di meno, anche l’American Security Project (uno dei più importanti istituti di ricerca con sede a Washington che si occupa di sicurezza nazionale e che lavora con il governo) ci tiene ad informarci su quanto sta accadendo tra USA e Russia in merito alla cooperazione nella scienza:

Sul portale si legge niente di meno che: «La ricerca tra Stati Uniti e Russia ha una lunga storia che risale alla Guerra Fredda ed è da tempo una fonte duratura di cooperazione tra i due Paesi. Sfruttando reciprocamente le strutture e il personale specializzati, scoperte di ricerca altrimenti impossibili possono verificarsi molto prima di quanto non sarebbe altrimenti accaduto.»
Un’ammissione di “colpa” degna di nota si potrebbe dire. Mentre i popoli si dividono nel tifo da stadio, questa è la realtà dei fatti. Anche in questo frangente, abbiamo l’ennesima riprova della falsa opposizione in atto, in quanto, ci è stata venduta la storia di queste potenze contrapposte sul piano dello sviluppo tecnologico spaziale, quando in realtà non è così.
Gli intrecci finanziari e di ogni altra natura e il continuo coinvolgimento dell’Occidente nello sviluppo della macchina sino russa (e anche quella Ucraina specialmente negli ultimi anni) dimostrano soltanto l’esistenza di contrasti di facciata, celati dietro una perenne strategia della tensione, una dittatura della paura finalizzata a tenere sotto scacco la popolazione mondiale.
Ovviamente, tutto questo comporta anche lauti profitti, come abbiamo visto in precedenza. Basti pensare che in data 11 gennaio 2024, la CNBC pubblica un articolo in cui non soltanto mette in luce i fatti già esposti sulla tecnologia occidentale nelle armi russe, bensì, rende noti i dati commerciali della Russia in cui si evidenzia che tra gennaio e ottobre 2023 (quindi l’anno precedente) il paese ha importato componenti per un valore che supera la cifra record di 22 miliardi di dollari. (28).
L’articolo viene aggiornato il 25 gennaio, e dai dati commerciali russi si evince che, nello stesso periodo, la Russia ha importato anche componenti specifici di fanteria ad alta priorità per un valore di quasi 9 miliardi di dollari. Dai registri si è appurato che tra questi beni vi erano anche apparecchiature di comunicazione, componentistica per computer, cuscinetti e alberi di trasmissione, nonché dispositivi di navigazione e sensori, i quali possono essere utilizzati in una vasta gamma di equipaggiamenti militari, tra cui droni, radio, missili e veicoli blindati. (29) Alla faccia del bipolarismo, della multipolarità e della contrapposizione fra potenze, ma non è finita qui.
Di seguito, un filmato della CNBC International che affronta l’argomento:
Il 4 marzo 2024, la James Town Foundation – Global Research & Analisys, organizzazione specializzata in analisi e divulgazione di dati e informazioni inerenti al mondo eurasiatico, le cui principali pubblicazioni sono China Brief, Eurasia Daily Monitor e Terrorism Monitor, pubblica un breve rapporto ufficiale inerente i finanziamenti occidentali a sostegno degli scienziati russi collegati al complesso militare-industriale. (30)
Nel rapporto si legge che: «Negli ultimi mesi il complesso militare-industriale russo ha registrato un aumento della produzione di equipaggiamenti militari, nonostante la tendenza generale di calo del settore industriale del paese. L’aumento della produttività è dovuto in parte al lavoro di istituzioni scientifiche e università che sono, o erano, collegate e sostenute dall’Occidente. Poiché Mosca si prepara a questa guerra da molto tempo, il sostegno occidentale passato e presente all’innovazione scientifica russa ha portato benefici diretti al complesso militare-industriale di Mosca.» (31)
Si propone la lettura di due estratti del rapporto.
Estratto 1
«La Kazan National Technical Research University è un’istituzione che lavora a stretto contatto con il complesso militare-industriale russo. L’università conduce ricerche nell’interesse della produzione di armi della Russia e con le imprese private. La maggior parte delle aziende con cui collabora in Russia sono sotto sanzioni. L’esempio più eclatante è il collegamento tra la filiale di Zelenodolsk dell’università e la Volzhsky Electromechanical Plant. Questa fabbrica fa parte della Almaz-Antey Air and Space Defense Corporation, un’azienda statale russa che produce armi antiaeree e missili per l’esercito russo (Interfakc-Agenstvo voennykh novostei , 9 giugno 2023). Il Giappone ha annunciato di recente che il suo nuovo elenco di sanzioni include questa organizzazione (RIA Novosti, 1° marzo). Lo stabilimento elettromeccanico di Volzhky produce radar, apparecchiature di navigazione e apparecchiature di controllo remoto, tutti utilizzati dalle forze russe in Ucraina (Novyi oboronyi zakaz.strategii , consultato il 4 marzo; Almaz-antey.ru , consultato il 4 marzo). La filiale di Yelabuga dell’università è strettamente collegata allo stabilimento di Yelabuga, che produce una versione su licenza dei droni UAV kamikaze Shahed-Geran (Gazeta.ru, 1 aprile 2023; Nastoyashchyeye vremya, 6 luglio 2023; Kazan National Technical Research University , consultato il 28 febbraio). Inoltre, l’università collabora con numerose compagnie petrolifere russe, tra cui Gazprom, che finanzia le milizie che combattono in Ucraina (The Moscow Times, 29 maggio 2023; Kazan National Technical Research University , consultato il 28 febbraio; vedere EDM , 3 marzo). Il Dipartimento di radio fotonica e tecnologie a microonde dell’università produce brevetti di prodotti direttamente correlati al complesso militare-industriale russo che utilizza la tecnologia occidentale. Un dispositivo sviluppato presso l’università, che esegue un metodo per generare un segnale di immagine utilizzando dispositivi a matrice ad accoppiamento di carica, utilizza reticoli di diffrazione SH.10G08-DO-RDG-RP sorgenti di Shvabe Holding, che ha società collegate in Svizzera e in altri paesi e può ricevere apparecchiature per produrre ottiche di qualità (Yandex.ru/patents/, 15 marzo 2022). Un altro dispositivo brevettato presso l’università determina la misurazione Doppler della frequenza di un segnale radar riflesso, che viene utilizzato nei sistemi radar che sono spesso utilizzati come ausilio alla navigazione per gli aeromobili (Yandex.ru/patents, 21 giugno 2022).» (32)
Estratto 2:
«La St. Petersburg Polytechnic University (SPbPU) è un’altra istituzione strettamente correlata al complesso militare-industriale russo. L’università è fortemente coinvolta nell’”operazione militare speciale” (SVO), promuovendo attivamente il suo ruolo nello sviluppo di dispositivi utilizzati nell’esercito e fornendo supporto tecnico all’esercito russo (SPbPU, 5 aprile 2023). Il 26 febbraio, l’università ha accolto i soldati del fronte ucraino, sottolineando la collaborazione in corso tra SPbPU e le forze armate russe (SPbPU, 26 febbraio). La SPbPU ha programmi di prim’ordine per la scienza dei materiali e la microelettronica, che contribuiscono a molti prodotti nel complesso militare-industriale. L’università collabora inoltre strettamente con lo Special Technology Center, un’organizzazione che lavora a livello nazionale e internazionale per sviluppare software e hardware per apparecchiature di telecomunicazione e comunicazioni cellulari e satellitari. Ha inoltre sviluppato il drone Orlan-10, che ha svolto un ruolo significativo negli attacchi russi alle infrastrutture critiche dell’Ucraina (Meduza, 15 dicembre 2022; SPbPU, 22 marzo 2023; Special Technology Center, consultato il 4 marzo). Lo Special Technology Center è attualmente soggetto a sanzioni da parte degli Stati Uniti e dell’UE (Sanctions.nazk.gov.ua, consultato il 4 marzo). Il Laboratorio per la sintesi di nuovi materiali e strutture presso la SPbPU svolge una complessa ricerca scientifica che contribuisce allo sviluppo del complesso militare-industriale. Questa ricerca è finalizzata allo sviluppo di nuovi materiali in polvere per tecnologie additive, all’adattamento di questi materiali alle moderne macchine di produzione, allo studio delle proprietà dei prodotti ottenuti con la tecnologia additiva e allo studio della microstruttura, della composizione di fase e delle proprietà meccaniche dei materiali. Gli scienziati del laboratorio, il cui lavoro continua a essere divulgato in pubblicazioni occidentali, eseguono ordini militari diretti e ordini per supportare la mobilitazione dell’economia russa in condizioni di guerra. Il laboratorio ha sviluppato tecnologie per la produzione di prodotti da materiali ceramici utilizzando tecnologie additive per ODK-Klimov, un’azienda che produce attrezzature per aerei da trasporto. Inoltre, il laboratorio ha sviluppato un impianto per la crescita diretta di prodotti metallici utilizzando la tecnologia additiva per la Baltic Industrial Company, che collabora a stretto contatto con Rosatom. Questa società statale russa è specializzata in energia nucleare, beni non energetici e prodotti ad alta tecnologia per la produzione di macchine utensili (Laboratorio per la “Sintesi di nuovi materiali e strutture”, consultato il 4 marzo). Il SPbPU è affiliato al World-Class Scientific Center for Advanced Digital Technologies (NCMU), che supervisiona le innovazioni scientifiche e tecnologiche in Russia. Un esempio di un progetto SPbPU che ha il supporto di NCMU è The Scientific and Technological Center for Neuroprediction of Materials and Technologies of the Electronic Industry. Questo progetto ha sviluppato “SmartFoil”, un metodo di saldatura microelettronica che riduce tempi e costi. Come dimostrano le fonti, il laboratorio non avrebbe raggiunto questo risultato senza la tecnologia occidentale (IEEE Xplore, ottobre 2018; Youtube.com, 23 aprile 2021; NCMU , consultato il 4 marzo). Secondo Olga Kvashenkina, responsabile del progetto, gli sviluppatori continuano attivamente ad aumentare il loro mercato in Cina, oltre a ricevere grandi ordini in Russia (Krasnaya vesna, 15 agosto 2017; Dzen.ru , 9 gennaio). Questo metodo di produzione di schede elettroniche contribuisce alla creazione di prodotti utilizzati nel complesso militare-industriale. L’elenco degli scienziati e degli istituti che hanno contribuito allo sviluppo del complesso militare-industriale russo è ampio. Molti degli scienziati hanno ricevuto sovvenzioni occidentali e continuano a pubblicare su autorevoli riviste straniere e a partecipare a conferenze (vedere Trap Aggressor, 5 febbraio per un elenco completo). Molti di questi sviluppi e collegamenti tra l’Occidente e le istituzioni scientifiche russe sono stati stabiliti prima dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. Mosca si è preparata per questa guerra dapprima dell’annessione illegale della Crimea nel 2014. La svolta scientifica degli scienziati russi prima della guerra contribuisce in modo significativo all’attuale mantenimento del complesso militare-industriale. Se l’Occidente spera davvero di ostacolare lo sviluppo militare russo, deve andare alla fonte, vale a dire ai ricercatori e agli scienziati che producono la tecnologia utilizzata dall’esercito russo e alle istituzioni che li supportano. Privi di supporto, questi scienziati non saranno in grado di fare le scoperte e i progressi necessari per migliorare i sistemi d’arma della Russia. L’Occidente dovrebbe ridurre al minimo il flusso di fondi occidentali e i progressi scientifici nell’innovazione russa come mezzo efficace per bloccare la modernizzazione militare e la produzione di armi di Mosca.» (33)
Insomma, come la storia vera e non occultata dimostra, tutto cambia affinché nulla cambi. Il potere della grande usura, come sempre, finanzia tutte le parti in causa, sfrutta la distrazione data dalla guerra per fare profitto, per ridisegnare gli assetti geopolitici globali, per creare continui stati di tensione, mentre i veri piani dietro al teatro per il popolino vengono portati avanti senza opposizioni.
Spostando su ogni fronte tutte le pedine sulla scacchiera, la grande usura internazionale determina le sorti del mondo arrivando ad una sintesi.
Questa sintesi non è altro che il raggiungimento della dimensione mondialista che tutti conosciamo come Nuovo Ordine Mondiale.
Dove si incastra l’Ucraina in questo nuova dimensione? Il suo posizionamento è direttamente connesso alle sorti della questione Gaza.
Ma questo lo vedremo nella parte conclusiva.
FINE PARTE III
CONTINUA
Indice delle note
- https://www.sipri.org/media/press-release/2021/world-military-spending-rises-almost-2-trillion-2020#:~:text=(Stockholm%2C%2026%20April%202021
- https://www.sipri.org/publications/2022/sipri-fact-sheets/trends-world-military-expenditure-2021
- https://www.sipri.org/publications/2023/sipri-fact-sheets/trends-world-military-expenditure-2022
- https://www.sipri.org/sites/default/files/2024-04/2404_fs_milex_2023.pdf
- https://thearmstradetreaty.org/treaty-status.html#:~:text=The%20ATT%20was%20adopted%20by,with%20Article%2022(1)
- https://thearmstradetreaty.org/treaty-status.html#:~:text=The%20ATT%20was%20adopted%20by,with%20Article%2022(1)
- https://fox-allen.com/2024/05/08/banksters-i-padroni-del-mondo-e-lindustria-bellica/
- https://armyrecognition.com/military-products/army/unmanned-systems/unmanned-aerial-vehicles/shahed-136-loitering-munition-kamikaze-suicide-drone-technical-data
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