Potrà sembrare strano che una donna scriva un articolo del genere, eppure, non lo è, poiché nonostante il femminismo dilagante, credo sia giusto parlare di una violenza taciuta di cui quasi nessuno parla. Pensare che la violenza sia a senso unico, quindi esclusivamente degli uomini verso le donne, non è solo ipocrita ma è anche dannoso perché lascia vittime senza tutela, sostegno e protezione permettendo il generarsi di situazioni scabrose avvolte dal silenzio e dall’indifferenza di una società ignara e manipolata.

Queste righe sono state scritte perché prima di essere donna sono un essere umano e sono convinta che per fermare questo gioco al massacro tra individui serva consapevolezza.

Il World Health Organization (WHO) così definisce la violenza:

«L’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o effettivo, contro sé stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che abbia conseguenze quali un’alta probabilità di lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione.»

La definizione sposa quindi l’intenzionalità con l’atto concreto. Al di là delle distinzioni che possono essere fatte in base ai diversi tipi di violenza, che sia sessuale, fisica, domestica o psicologica, ciò che preme fin da subito mettere in chiaro è che nessun essere umano ne è escluso.

La violenza non è solo prevaricazione fisica, è espressione di “potere” nel senso più ampio del termine, e si manifesta attraverso abusi emotivi e verbali, reiterati e perpetrati nel tempo; intimidazioni, minacce, privazione della libertà di pensiero, parola e movimento. Tutti aspetti pericolosi di comportamenti manipolatori volti ad umiliare la vittima, controllarne la vita in ogni suo aspetto, sminuendone il valore, limitandone l’indipendenza e l’autonomia in ogni suo aspetto, isolandola da famigliari e amici, fino a portarla in una condizione di costrizione tale da indurre ad alterazioni psichiche di origine traumatica, perpetrata anche con quello che oggi viene definito “gaslighting”, un vero e proprio abuso che induce la vittima a sentirsi instabile mentalmente.

In una relazione a due l’aggressore è la parte che considera la vittima come un oggetto di proprietà sul quale esprimere controllo e prevaricazione, una vera e propria espressione narcisistica volta a soddisfare il bisogno di far valere sé stessi sull’altro.

Viviamo nell’epoca delle scarpette rosse, delle panchine dedicate nei giardini e delle giornate della sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, ma è possibile che mai nessuno parli degli uomini? Siamo così sicuri che il genere maschile non ne sia vittima?

Gli studi rivelano che la violenza sugli uomini è un problema sociale quanto quella sulle donne. Purtroppo, però non viene trattata con la stessa cura, anzi, spesso è sottovalutata.

Nel 2020 è stato stimato che gli uomini vittime di violenza da parte della partner erano circa 5 milioni. Le donne difficilmente arrivano all’omicidio ma sono capaci di atti violenti e di azioni coercitive come ricatto, intimidazione, umiliazioni e privazioni.

I numeri sono sicuramente sottostimati poiché gli uomini, il “sesso forte”, spesso non denunciano; in primis per vergogna ma anche perché sanno che dimostrare la loro condizione di perseguitati è in questa società un’impresa impossibile, anzi è probabile che finiscano per subire attacchi infamanti, denigratori ed umilianti.

Le donne, più deboli, più fragili, vanno protette dall’uomo di oggi che ormai è dipinto come un essere privo di sentimenti, senza empatia, prevaricatore e violento. Vista la mentalità di questa società ed il sistema giudiziario, entrambi deviati da un femminismo estremamente nocivo, è evidentemente inutile chiedere aiuto. Così, i numeri che dovrebbero fotografare la situazione attuale della violenza subita dagli uomini risultano sottostimati.

Gli uomini infatti tacciono e, nei rari casi in cui non lo fanno spesso non vengono considerati vittime perché si pensa sempre e solo alla loro superiorità fisica; è strano come questo sia il solo caso in cui la diversità biologica e strutturale tra sessi venga presa in considerazione, non sembra un errore di interpretazione…

Le donne sanno benissimo che un uomo, anche se arrivasse a denunciare, sarebbe facilmente screditabile; l’opinione pubblica è ormai persuasa a credere che la vittima può essere ed è solo e sempre la componente femminile della coppia.

Ma la violenza a carico di un uomo si concretizza sotto diverse forme:

  • La violenza psicologica, espressa in modo indiretto, che nasce sì con l’umiliazione la denigrazione e il controllo tra le mura domestiche, ma che si inasprisce dal momento della rottura del rapporto con il compagno al quale vengono spesso rivolte accuse false con lo scopo di allontanare i figli, i famigliari e gli amici. In Italia ci vogliono anni prima che un uomo riesca a dimostrare di non essere colpevole, perché, benché esista la presunzione di innocenza, se una donna denuncia un uomo per violenza, di qualsiasi genere essa sia, lei ha la fiducia di tutti, sistema giudiziale compreso, a prescindere dalle prove prodotte. È una questione culturale.
  • L’alienazione genitoriale: la manipolazione dei figli affinché questi rifiutino ogni contatto con il padre.
  • La violenza economica: nella quasi totalità dei casi (94%) gli uomini sono costretti a trovare un’altra sistemazione, a sostenere i costi della casa familiare assegnata alla ex come il mutuo e i cosiddetti “alimenti”; tutte spese che spesso superano notevolmente le capacità economiche, si stimano circa 2.000 euro mese.

Si ha idea di quanti uomini si riducono a vivere in condizioni precarie? Nel 2021 erano circa 800.00.

L’80% dei padri non riesce a vivere con ciò che resta del proprio stipendio e se non ha sostegno da amici e familiari finisce per dormire in auto. Sono impoveriti a tal punto da non potersi permettere nemmeno un locale, e vanno a mangiare alla Caritas (nel 2021 tra i nuovi poveri il 45% era composto da padri separati o divorziati).

Ogni anno avvengono circa 50.000 separazioni, 20.000 divorzi, 45.000 i minori coinvolti. La custodia dei figli, la casa familiare e gli assegni di mantenimento sono praticamente sempre affidati alla donna perché in virtù di un femminismo smoderato siamo arrivati a scrivere leggi e norme assolutamente inique, pensate solo ed esclusivamente per le donne. Compagne, mogli e madri spesso mistificano la realtà, allontanano i figli, ricattano economicamente l’ex compagno o marito.

L’incancrenirsi dell’ideologia del femminismo, vista l’intolleranza verso il sesso opposto e tutte quelle donne che non condividono quanto rivendicato e vista anche la pretesa di diritti elitari che includono la possibilità di esprimere aggressività e giudizio, in combinazione con la lotta al tanto condannato patriarcato, hanno portato la società ad uno squilibrio irreparabile che ha come risultato elusivamente una guerra tra sessi. In nome di una parità di genere irrealizzabile le donne hanno smesso di essere tali. Il tentativo suicida di annientare le differenze tra gli unici due generi esistenti ha comportato un aumento dell’aggressività del genere femminile schiacciando quello maschile in una posizione di sottomissione e di paura rendendolo vittima occulta di una prepotenza diabolica travestita da angelica innocenza.

Dai pochi dati trovati in rete, che escludono i delitti in ambito criminale, possiamo però smentire con assoluta certezza chi nega la violenza sul genere maschile e confermare che, come esiste il “femminicidio”, esiste il “maschicidio”.

In tutta onestà pare assurdo dover coniare due parole nuove per distinguere il sesso della vittima, cancellando la percezione che in entrambi i casi si tratta di omicidio e quindi di uccisione di un essere umano, come se questa distinzione facesse la differenza, o forse è proprio ciò che si vuole, così da poter dar un peso diverso a seconda dei casi…

In Italia gli studi che hanno analizzato la questione sono pochi e spesso datati, la violenza sugli uomini non fa notizia, anzi, va nascosta altrimenti potrebbe minare la narrativa odierna secondo la quale l’uomo è prima di tutto un aggressore da condannare.

Un’indagine Istat del 2017 evidenzia come i “maschicidi” siano stati 133 contro i “femminicidi” che furono 128. Vengono inoltre calcolati gli omicidi-suicidi tra le mura domestiche: 28 uomini e 2 donne. I suicidi dovuti alla fine di una relazione sentimentale sono stati 39 dei quali 32 erano uomini, 8 di questi si sono tolti la vita perché non sono riusciti a sopportare il distacco forzato dai propri figli.

Sempre l’Istat rivela che nel 2021 i morti per “lite, futili motivi, rancori personali” sono stati per il 47,3% uomini e per il 43,7% donne. Il “femminicidio”, o meglio, l’assassinio di una donna compiuto quindi per misoginia, è un evento estremamente raro, praticamente inesistente, ed è ampiamente dimostrato.

Nel 1992 per ogni donna uccisa sono stati uccisi sei uomini, nel 1995 per ogni donna ammazzata gli uomini uccisi furono quattro, nel 2011 il rapporto cala ad una donna ogni 3 uomini; nel 2018 si è registrato un rapporto di 1 a 2, relazione che è rimasta invariata negli ultimi anni a parte qualche oscillazione annuale come nel 2021 quando si sono registrati 303 omicidi dei quali 184 uomini (61%) e 119 donne (39%).

L’attenzione mediatica e politica praticata con ossessiva costanza negli ultimi anni ha creato l’emergenza della “violenza sulle donne” facendo leva sull’emotività e usando la retorica. I numeri indicati palesano una realtà diversa, le donne non solo non sono le sole vittime ma non sono uccise perché donne né tantomeno per maschilismo. Si aggiunga che nel conteggio dei “femminicidi” vengono incluse tutte le donne uccise, anche quelle ammazzate da altre donne o da rapinatori, insomma, non necessariamente da compagni e mariti. Nel 2023 è stata inclusa nel calcolo anche una bimba lasciata morire di stenti dalla madre ed un’anziana uccisa dalla sua badante, così i numeri salgono, volontariamente gonfiati.

Numeri ai quali viene data un’interpretazione faziosa, verrebbe da dire che alla base di una così orchestrata narrativa ci sia una studiata propaganda volta a disintegrare la figura dell’uomo nella sua accezione più umana e terrena di colui che protegge e provvede alla famiglia sviluppando un nuovo concetto di donna, anch’essa lontana dalla propria essenza fino a snaturarla.

Così il divario si allarga, la diversità tra i due generi diviene biasimevole perdendo il senso della complicità e della complementarità.

Vi lascio con una domanda: perché a novembre del 2023 l’omicidio di Giulia Cecchetin ha invaso le pagine dei giornali, i social e tutto il mainstream mentre nessuno ha scritto una sola riga per Luigi Buccino?

Eppure, è stato ammazzato dalla moglie nel sonno, a coltellate.

Aveva 54 anni…

La violenza è violenza, non importa che sesso abbia l’aggressore o la vittima, che va vista, aiutata e sostenuta. Quindi è necessario aprire gli occhi e agire concretamente come è accaduto nelle Marche dove nel 2021 ha preso vita il centro anti-violenza a tutela degli uomini.

Qui il video esplicativo della Dottoressa A. Baiocchi che lo ha voluto e realizzato.

https://www.youtube.com/watch?v=jAGnZD1atnc&ab_channel=RedazioneVeraTV

FONTI

Bibliografia

  • Vincenzo Mellusi – Donne che uccidono;
  • Glenda Mancini – Uomini vittime di donne: Quando il sesso forte è debole;
  • Claudia Corbari – Uomini vittime di violenza: cosa ne pensano i giovani;

Link

2 risposte a “LA VIOLENZA TACIUTA”

  1. Cara Nina, posso solo complimentarmi con te per l’obiettività e il sentimento con cui hai posto all’attenzione un problema che conosco molto bene. L’uomo che denuncia viene deriso e non creduto, ma soprattutto tenuto in ostaggio economicamente. Ah se è vero! Conosco realtà per le quali il tuo articolo è veritiero al millesimo. In una società civile, fatta di persone, là dove si calpesta l’altro, abbiamo perso tutti. Un abbraccio 🌹

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    1. Carissima Gina, mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo e ti ringrazio con tutto il cuore per le tue parole. Hai centrato in pieno il cuore del problema che ho tentato di palesare. Grazie ancora e un abbraccio forte

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